Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Un altro mondo

“La mia libertà ha un costo, ma non ha prezzo.”

Philippe Lemesle la scrive alla sua responsabile in una mail notturna, mentre tutto gli crolla intorno. Dirige un’azienda di elettrodomestici nella provincia francese. Sopra di lui c’è Wall Street che chiede licenziamenti. Sotto di lui ci sono gli operai che chiedono protezione. A casa ha una famiglia da recuperare, se è ancora possibile. Deve scegliere da che parte stare, ma non c’è una parte giusta.

Stéphane Brizé riprende Vincent Lindon e lo piazza dall’altra parte della scrivania. Quello che deve eseguire gli ordini dall’alto e dare le cattive notizie a chi sta sotto. L’amministratore delegato glielo dice chiaro: “Anche io ho un capo. Ed è Wall Street.” Philippe prova a usare parole umane dentro un sistema che parla solo numeri. Prova a tenere insieme ciò che deve e ciò che sente. Non basta mai.

Il film non ha musica. Non ha pause. È fatto di riunioni che durano ore, telefonate a notte fonda, silenzi che pesano più delle parole. Brizé filma come se stesse documentando una guerra — e infatti lo è. Una guerra silenziosa dove non si spara ma si muore lo stesso. Di stanchezza, di solitudine, di impotenza.

Philippe cerca una via d’uscita. Cerca di salvare l’azienda senza sacrificare le persone, di recuperare la famiglia senza tradire il lavoro. Ma il capitalismo non negozia. O ti pieghi o ti spezza. E quando scegli di non piegarti, paghi tutto.

Vincent Lindon recita con il corpo prima che con le parole. Lo vedi crollare un pezzo alla volta: la schiena che si curva, lo sguardo che si perde, le mani che tremano. Non è un eroe, non è un martire. È uno come noi che si ritrova in mezzo a una battaglia che non ha scelto e che non può vincere.

Un altro mondo non ti consola. Non ti dà risposte. Ti mostra com’è fatto il prezzo della libertà quando hai tutto da perdere. Ti mostra che non esiste società giusta se al vertice c’è il mercato e non l’uomo. Ti mostra che a volte combattere significa perdere, ma arrendersi significa sparire.

Da vedere. Perché fa male, ma è vero.

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