Il film comincia con due ragazzi che scappano dalla polizia dopo un taccheggio. Finisce con uno che se ne va nella notte con la borsa dei soldi, mentre il più pericoloso del gruppo dorme.
In mezzo c’è quello che Irvine Welsh aveva messo nel romanzo del 1993 e Danny Boyle ha portato sullo schermo: Edimburgo, l’eroina, cinque amici. Mark Renton, che dalla prima scena dichiara di aver scelto di rinunciare a figli e beni materiali. Sick Boy, fissato con Sean Connery. Spud, goffo e pacifico. Tommy, onesto e sincero. Begbie, violento e alcolizzato, quello che nessuno vorrebbe incontrare in un pub.
Il film non fa sconti e non fa nemmeno la predica. Mark si disintossica e scopre subito un altro bisogno. Tommy perde la ragazza per una videocassetta. In un locale dove il gruppo si fa, una neonata muore e la madre, annebbiata, non se ne accorge. Quando la trovano, Mark torna a preparare la dose. Poi l’overdose, la stanza chiusa a chiave dai genitori, le visioni. In una c’è la piccola Dawn che gattona sul soffitto.
Mark va a Londra, trova lavoro in un’agenzia immobiliare, mette da parte dei soldi. Dura poco. Begbie, ricercato per rapina, si presenta a casa sua, poi arriva Sick Boy. Tutti tornano in Scozia per il funerale di Tommy, morto di toxoplasmosi. L’infezione, dice la scheda, veniva da un gatto che teneva con sé e che avrebbe voluto regalare a Lizzie.
Dopo il funerale c’è l’ultimo affare: due chili di eroina da comprare a 4.000 sterline e rivendere a Londra per 16.000. Begbie chiede a Mark di anticipare la maggior parte del denaro. Lui accetta, riluttante. Quella sera Begbie ubriaco sfregia un uomo in un pub e ferisce Spud alla mano con un coltello. Mark capisce che la sua vita deve cambiare. Prende la borsa e se ne va. Spud lo vede e non sveglia nessuno. Begbie, al risveglio, distrugge la stanza e chiama la polizia. Sick Boy torna a casa a mani vuote. Spud trova la sua parte in una cassetta.
Mark sorride e si avvia verso la vita normale che aveva sempre disprezzato. Il film non dice se se la merita. Lascia a noi la domanda, ed è il suo modo di essere scomodo.
Costato 1,5 milioni di sterline, ha incassato 72 milioni di dollari. Presentato fuori concorso a Cannes nel 1996, ha avuto una nomination all’Oscar per la sceneggiatura non originale di John Hodge e un BAFTA per la stessa categoria. Nel 1999 il British Film Institute lo ha messo al decimo posto tra i cento migliori film britannici del Novecento. Nel 2004, un sondaggio di pubblico lo ha indicato come il miglior film scozzese di sempre. Nel 2017 è arrivato il seguito, T2 Trainspotting.
Si dice che a Edimburgo ci sia solo la corsa iniziale: Princes Street e Calton Road, vicino all’entrata posteriore della Waverley Station. Quasi tutto il resto è stato girato a Glasgow, il finale a Londra. La stazione di Corrour è lo sfondo della grande scena in esterni.
Anche la musica è precisa. Lust for Life di Iggy Pop apre il film. Perfect Day di Lou Reed accompagna l’overdose di Mark. Born Slippy .NUXX degli Underworld parte con la sua fuga finale. Sembra che Boyle avesse contattato anche gli Oasis, ma Noel Gallagher avrebbe rifiutato pensando a un film sui nerd. Trainspotter, in inglese, indica anche quello.
Un uomo che scappa con i soldi e sorride non è un eroe. Non è nemmeno un cattivo. È quello che resta quando un film si rifiuta di dirci chi tifare.



