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La sirena che Napoli aspettava da 2.500 anni

Sul Monte Echia, dove tutto cominciò, Lello Esposito ha restituito a Napoli il suo mito di origine. Non la solita donna-pesce da cartolina, ma una creatura alata, metà donna, metà gallo e forgiata in alluminio nelle scuderie di Palazzo Sansevero. Le zampe? Un Vesuvio rovesciato, perché questa città poggia sul tufo e sul fuoco, sempre.

L’opera è stata presentata il 23 dicembre 2025, proprio mentre la città festeggia 2.500 anni dalla fondazione di Neapolis. Esposito ha scelto di tornare alle origini del mito: le sirene greche non avevano code, ma ali. Partenope era una creatura del cielo prima che del mare, legata al culto del sole di Rodi, l’isola da cui partirono i primi coloni. Il volto richiama l’estetica fidiaca del V secolo a.C., il corpo è quello di un gallo — simbolo di risveglio — e le zampe vulcaniche radicano tutto alla terra che brucia sotto i piedi di chi ci vive.

Esposito, dopo Pulcinella, l’uovo e gli occhi di San Gennaro, aggiunge un altro tassello al suo atlante di icone napoletane. Ma stavolta si tratta di un gesto di riappropriazione. Partenope diventa una presenza fisica che guarda il golfo e ricorda a chi passa che Napoli è sempre stata e sarà sempre una città in divenire.

Sul belvedere di Monte Echia, la sirena di alluminio aspetta. E forse, per la prima volta da secoli, sembra davvero a casa.

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