Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Skincare gourmand, quando la crema sa di fragola

Stamattina, tra i pezzi della rassegna stampa, ne ho trovato uno di Vogue Italia sulla skincare gourmand. Due righe e sono tornato ai tempi dell’università, a una ragazza che si spalmava sulle labbra, con il dito, una specie di rossetto. Io non sapevo cosa fosse. Sapevo che sapeva di fragola, e mi piaceva.

Quel ricordo oggi lo ritrovo in una parola: gourmand. Sono i cosmetici che si travestono da pasticceria, e lo fanno con tutti i sensi. Si comincia dal vasetto, che si apre come una scatola di biscotti, e si prosegue con il profumo, che sa di vaniglia, di cocco, di miele. Poi arriva la consistenza: mousse leggere, emulsioni che sembrano panna montata, burri compatti che al primo massaggio diventano scorrevoli, latti che si sciolgono sulla pelle. Ogni crema promette qualcosa prima ancora di toccare il viso, e spesso la promessa è un pomeriggio d’infanzia, un forno acceso, la cucina di qualcuno.

La chiamano foodification della bellezza, e non è una novità dell’ultima ora. Chi ha qualche anno ricorda Aquolina e il suo Pink Sugar, all’inizio degli anni Duemila, quando il bagno e la profumeria cominciarono a riempirsi di fragranze che sembravano uscite da una pasticceria. Più di recente è arrivata Sol de Janeiro, mentre la profumeria ha cominciato a parlare di post gourmand. Il dolce, insomma, non passa mai di moda.

E poi ci sono gli ingredienti, quelli veri. Il miele, che in etichetta si legge Mel, contribuisce a mantenere la pelle morbida e idratata. Gli oli di mandorla dolce e di cocco hanno una funzione emolliente, così come il burro di cacao, che protegge la pelle e regala a creme e balsami quella consistenza fondente. Il caffè e la caffeina trovano spazio nei trattamenti cosmetici: quest’ultima è utilizzata anche nei prodotti per il contorno occhi e contro gli inestetismi della cellulite, per i suoi possibili effetti sulla microcircolazione. Il pistacchio entra nelle formulazioni soprattutto attraverso il suo olio, mentre dal latte si ricavano proteine utilizzate per le loro proprietà condizionanti. Lo zucchero può essere impiegato come umettante oppure sotto forma di cristalli per l’esfoliazione. La vaniglia, invece, si fa riconoscere soprattutto per il suo profumo. Una dispensa intera, schierata sul comodino.

Il guaio è che il naso non legge l’INCI. Sul vasetto c’è scritto crema, il naso giura crostata, e il naso, di solito, la spunta. Le due cose però non coincidono: un cosmetico nasce per la pelle, non per lo stomaco, anche quando profuma di cornetto appena sfornato.

Io, per esempio, ci sono cascato. A vent’anni presi un po’ di crema dal vasetto e la assaggiai. Ero un adulto, o quasi, con un’idea abbastanza chiara di cosa fosse commestibile e cosa no. E mi bastò un odore.

Figuriamoci un bambino.

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