A Rimini, il 4 novembre 1993, piove. Il cielo è grigio, le strade sono bagnate, dietro il feretro di Federico Fellini cammina una folla. Il fotografo Marco Pesaresi scatta duecentoquaranta fotografie.
Roma ha già dato i funerali di Stato. La camera ardente è stata allestita nello Studio 5 di Cinecittà, dove lui girava.
Tutto era cominciato con un pretesto. Nel gennaio del 1939, a neanche vent’anni, Fellini va a Roma con la scusa di iscriversi a Giurisprudenza. Entra nella redazione del Marc’Aurelio e firma vignette. La laurea non arriva mai.
Nel 1944 apre con gli amici un negozio di caricature, il Funny Face Shop. Disegna le facce dei soldati alleati.
Prima ancora c’è la radio. Nei primi anni Quaranta, negli studi dell’EIAR, scrive storie brevi per l’etere. Una si intitola Una lettera d’amore: due fidanzati analfabeti che si scrivono lo stesso.
In un’altra serie, Cico e Pallina, la voce di Pallina è quella di Giulietta Masina. Si sposano il 30 ottobre 1943.
Quando gira 8½, secondo il suo stesso conto, Fellini ha alle spalle sei film interi e tre mezzi, tra co-regie ed episodi. Il titolo è quel conto.
A New York chiede di visitare gli uffici della Marvel Comics e conosce Stan Lee.
Nel marzo del 1993, a Los Angeles, Sophia Loren e Marcello Mastroianni gli consegnano l’Oscar alla carriera. Giulietta è in sala e piange. Fellini prende il microfono: grazie, cara Giulietta, e ti prego, smettila di piangere.
Muore a Roma il 31 ottobre, a settantatré anni. Il giorno prima compivano cinquant’anni di matrimonio.
Giulietta lo segue il 23 marzo 1994, cinque mesi dopo.
Riposano insieme a Rimini.


