Sitges, cittadina di mare a circa trentacinque chilometri da Barcellona. Nel 1967 i fratelli Ricardo e Piti Urgell ci aprono una discoteca.
Il nome lo trova la moglie di Ricardo, Marisa Cobos. Con i soldi che il locale avrebbe fruttato, dice, avrebbero vissuto da pascià. Pachá, con l’accento sull’ultima vocale, alla spagnola.
Passano sei anni. Nel giugno del 1973 Ricardo apre un altro Pacha a Ibiza, a Ses Feixes, in una finca, la casa di campagna dell’isola. La prima sera, secondo Ibiza Spotlight, incassa quarantamila pesetas. L’impianto assorbe trecento watt. Oggi ne servono quarantamila, e il club tiene fino a tremila persone.
Il locale cresce, e il gruppo con lui. Locali notturni, hotel, ristoranti, riviste, negozi di abbigliamento, società di eventi e di produzione musicale. Il simbolo resta lo stesso, due ciliegie.
A settembre del 2016 la notizia circola: il gruppo sarebbe in vendita per cinquecento milioni di euro, secondo Crónica Global. A ottobre Ricardo parla al Diario de Ibiza e dice che l’affare è praticamente fatto. Vendere, aggiunge, in un momento così buono gli fa molto male.
A febbraio del 2017 la firma. Un gruppo di investitori guidato dal fondo Trilantic Europe, con MCH Private Equity e GPF Capital, rileva una quota dalla famiglia Urgell. La stampa parla di circa trecentocinquanta milioni.
Ricardo resta tra gli azionisti e accoglie i nuovi soci nella sua casa. Nel pacchetto c’è anche il locale di Sitges, quello dei due fratelli.
Il nome è rimasto. E anche la vita da pascià.



