Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Taylor Swift: la popstar che conoscono tutti, anche chi non sa cantare una sua canzone


Vent’anni di carriera. Stadi esauriti in ogni continente. Un tour da miliardi di dollari. Eppure conosco persone che ascoltano pop ogni giorno e, se gli chiedi di canticchiare una sua canzone, restano in silenzio.

È un paradosso curioso. Perché Taylor Swift è probabilmente l’artista più influente del nostro tempo, ma la sua forza non passa soltanto dalla musica.

Quando aveva undici anni convinse i suoi genitori a portarla a Nashville durante le vacanze di primavera. Girava le case discografiche con una cassetta demo di cover karaoke — Dolly Parton, Dixie Chicks. Usciva quasi sempre con un rifiuto. Anni dopo avrebbe raccontato che proprio quelle porte chiuse le fecero capire una cosa: per emergere doveva scrivere canzoni che nessun altro potesse firmare.

Prima ancora di diventare famosa teneva un blog su MySpace in cui scriveva di concerti, gatti e vita in tour. Niente team, niente uffici stampa. Nel 2006 nessun artista costruiva una comunità così, a voce propria. Molti di quei lettori la seguono ancora.

C’è poi una mania che milioni di persone le devono senza saperlo: gli easter egg. Nei libretti dei suoi primi CD nascondeva messaggi segreti. Alcune lettere erano stampate in maiuscolo e, lette nell’ordine giusto, rivelavano il destinatario di una canzone. Un gioco diventato ossessione, fino a trasformare ogni suo post in una caccia al tesoro. Ha raccontato lei stessa che ha cominciato così a quindici anni, mentre assemblava il suo primo album.

Nel 2010 decise di scrivere un intero album, Speak Now, senza alcun coautore. Aveva poco più di vent’anni e voleva dimostrare che non era un prodotto costruito dall’industria. Una scelta rischiosa, soprattutto nel pop.

L’aneddoto più inatteso arriva dall’infanzia. Taylor Swift è cresciuta in una fattoria di alberi di Natale in Pennsylvania, undici acri a Reading. Tra i suoi compiti c’era raccogliere le ooteche delle mantidi dagli abeti prima della vendita, per evitare che i baccelli si schiudessero nelle case dei clienti. Non esattamente l’immagine che viene in mente pensando alla cantante più famosa del pianeta.

La svolta più importante della sua carriera, però, non è una canzone. È una decisione.

Quando perse il controllo dei master dei suoi primi album, invece di limitarsi a protestare li reincise quasi tutti. Le Taylor’s Version hanno cambiato il modo in cui l’industria discografica parla di proprietà delle opere e del rapporto tra artisti ed etichette.



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