David Bowie aveva conservato anche i fogli che chiunque avrebbe buttato.
Invece mi sono fermato davanti a un mazzo di chiavi.
Le chiavi dell’appartamento di Berlino.
Poi il primo sassofono, regalo di suo padre.
Poi un cronometro.
Poi Post-it, liste, fogli pieni di cancellature.
Sto leggendo l’elenco degli oggetti che il Victoria and Albert Museum porterà in tour nel Regno Unito da novembre. All’inizio cercavo i grandi simboli di David Bowie. Dopo qualche riga mi interessavano molto di più le cose che sembravano non avere nessun valore.
Tra gli oggetti ci sono anche il copione di un episodio dei Simpsons che decise di rifiutare. E il trattamento di un film mai realizzato, The Catastrophy Cabinet.
Mi sono immaginato Bowie davanti a un cassetto.
Finisce di lavorare.
Prende un foglio.
Lo piega.
Lo infila dentro.
Chiude.
Mi vengono in mente i miei traslochi. Le scatole piene. I fogli buttati perché “non servono più”.
Continuo a pensare alle chiavi.
Aprivano una casa a Berlino.
Ora aprono una stanza che nessuno aveva mai visto davvero.



