Orano, 1 agosto 1936. Una villa sul Mediterraneo, due sorelle più piccole, un padre assicuratore con una passione per il cinema. Da questa infanzia algerina, lontana dagli atelier parigini, nasce Yves Henri Donat Mathieu Saint Laurent, tra i più famosi creatori di moda del XX secolo.
Il disegno arriva presto, quasi come una lingua madre. Bambole di carta, poi abiti veri per la madre e le sorelle: un apprendistato domestico che precede di anni qualunque scuola di moda. A diciassette anni Saint Laurent lascia Orano per Parigi, dove incontra Christian Dior. È un passaggio che cambia la traiettoria della moda occidentale: nel 1983 sarà il primo creatore di moda vivente a godere di una grande retrospettiva del suo lavoro al Metropolitan Museum di New York — riconoscimento che ridefinisce lo status stesso del couturier, non più artigiano ma autore.
La morte di Dior nel 1957 lo consegna, ancora ventenne, alla guida della maison. È un’eredità pesante, sostenuta da un talento che non ha bisogno di tempo per affermarsi. Ma è nel decennio successivo che Saint Laurent smette di essere erede e diventa rivoluzione. Il suo lavoro più radicale riguarda i corpi: chi può indossare cosa, e con quale autorità.
Tra le sue creazioni divenute iconiche, il vestito Mondrian, ispirato dai quadri del pittore, traduce in un abito dalle linee dritte e semplici le geometrie e i colori delle composizioni artistiche — un dialogo diretto tra moda e arte visiva che anticipa decenni di contaminazioni tra le due discipline. È un gesto concettuale prima che estetico: vestire il corpo con la logica di un quadro.
Ma è Le Smoking, presentato nella collezione autunno-inverno del 1966, a portare la tensione più alta. Come sintetizzò Pierre Bergé: Coco Chanel alle donne aveva dato la libertà, Yves Saint Laurent aveva dato loro il potere.
La biografia dello stilista non è priva di fratture. L’arruolamento forzato durante la guerra d’Algeria, il licenziamento da Dior appreso in ospedale, la fragilità psichica che lo accompagnerà a lungo: elementi che la narrazione pubblica tende a levigare, ma che restano parte integrante della sua parabola creativa.
Saint Laurent muore a Parigi il 1° giugno 2008. Resta, decenni dopo Le Smoking, la prova che un abito può essere anche un argomento politico e che la moda, quando è pensiero, sopravvive alla stagione che l’ha prodotta.


