In questi giorni tutti parlano della nuova Dior di Jonathan Anderson. La sua collezione uomo presentata alla Paris Fashion Week è stata tra le più discusse della stagione, tra richiami alla rave culture, sartoria classica e un’estetica che la critica ha definito una delle più convincenti della sua direzione creativa.
Ma la cosa più sorprendente non è la collezione.
È la storia di chi l’ha disegnata.
Jonathan Anderson voleva fare l’attore.
Oggi dirige Dior.
Ma le cose più sorprendenti della sua storia sono altre.
La prima.
A 18 anni entra alla Juilliard di New York. Durante le prove guarda i costumi, non gli attori. Smette di recitare.
La seconda.
Prova a entrare alla Central Saint Martins. Non viene ammesso nemmeno al corso propedeutico. Si iscrive al London College of Fashion. È lì che comincia davvero tutto.
La terza.
Lavora da Brown Thomas a Dublino. Manuela Pavesi, braccio destro di Miuccia Prada, passa davanti all’esposizione Prada che ha allestito e si ferma. Quell’incontro gli cambia la traiettoria.
La quarta.
Il nonno materno dirigeva Lamonts, una delle grandi aziende irlandesi del lino. Anderson ricorda il nonno mentre stampava tessuti a serigrafia. Ha raccontato che il suo rapporto con l’artigianato è nato proprio lì.
La quinta.
Nel 2023 Rihanna annuncia la seconda gravidanza durante l’halftime show del Super Bowl davanti a oltre cento milioni di spettatori. Indossa una tuta rossa disegnata da lui.
L’ultima.
Nel 2025 Dior gli affida uomo, donna e haute couture. Era successo una sola volta nella storia della maison: con Christian Dior.



