Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Peaky Blinders: The Immortal Man

Birmingham è sempre stata grigia. Il fumo delle fabbriche, i canali, il cielo basso. Le bombe del 1940 le hanno aggiunto il fuoco. Tommy Shelby conosce bene quella luce — è quella che ti brucia o quella che ti salva, e non lo sai mai prima.

Si era ritirato in campagna a scrivere un romanzo. Il figlio che non ha mai cresciuto, Duke, ha preso le redini dei Peaky Blinders e li ha trascinati dentro una trappola: un accordo con John Beckett, simpatizzante fascista britannico, per inondare il Regno Unito di sterline false e consegnare la guerra a Hitler. Kaulo — sorella gemella della madre di Duke — va a cercarlo. Tommy rimette il cappello.

Il film è scritto da Steven Knight e diretto da Tom Harper. Cillian Murphy riprende Shelby con la stessa economia di gesti di sempre. Barry Keoghan è Duke: un figlio cresciuto senza padre che ha ereditato la violenza senza ereditare il controllo. Rebecca Ferguson è Kaulo, Tim Roth è Beckett, Stephen Graham torna come Hayden Stagg, Sophie Rundle come Ada.

La colonna sonora è di Antony Genn e Martin Slattery, con brani originali di Grian Chatten dei Fontaines D.C. e Amy Taylor degli Amyl and the Sniffers. Nick Cave riregistra “Red Right Hand”. Trentasei tracce.

Aveva smesso di combattere. Birmingham non gliel’ha permesso.

Su Netflix dal 20 marzo.

Romeo + Giulietta

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