Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

The Gentlemen: eleganza, sporco e soldi che non dormono mai

The Gentlemen è Guy Ritchie quando decide di non chiedere permesso.
Gangster vestiti meglio di chi li giudica.

Dialoghi che sembrano colpi bassi.

E Londra che brilla solo dove conviene.

Matthew McConaughey è Mickey Pearson.

Americano. Visionario. Stanco.

Ha costruito un impero sulla marijuana e ora sogna di uscire di scena con stile.

Peccato che certi mondi non prevedano uscite di sicurezza.

Intorno a lui si muove un’umanità perfetta nel suo disordine.

Hugh Grant è un cronista viscido e teatrale che si diverte a sporcare tutto ciò che tocca.

Colin Farrell entra in scena con la leggerezza di chi sa menare senza perdere classe.

Charlie Hunnam osserva, calcola, interviene solo quando serve.

È un balletto criminale fatto di tweed, minacce sussurrate e sorrisi che durano troppo poco.

La storia corre.

Salta avanti, torna indietro, cambia prospettiva.

Ritchie monta il film come se avesse il fiato corto e le idee chiarissime.

Si ride. Si bluffa. Si tradisce.

E sotto la superficie resta quella domanda fastidiosa: puoi davvero smettere quando hai costruito tutto sul rischio?

Poi la musica rallenta.

Ritchie spegne la musica quando ancora vorresti ballare.

Le luci restano basse.

Qualcuno ride. Qualcuno conta i soldi.

E tu capisci che a Londra, di notte, i gentiluomini non esistono.

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