Nella casa materna di Pasolini, Casa Colussi a Casarsa della Delizia, è stata inaugurata lunedì 13 luglio la nuova sala immersiva del Centro Studi Pier Paolo Pasolini. Fotografie, filmati d’archivio, manoscritti e registrazioni originali restituiscono la sua voce negli stessi ambienti dove nacquero le prime poesie in friulano e l’Academiuta di lenga furlana, laboratorio letterario fondato nel 1945.
Il cuore dell’installazione è un grande schermo a LED che avvolge il visitatore in un racconto costruito attraverso interviste, materiali audiovisivi e immagini d’archivio, curato da Riccardo Costantini per Cinemazero insieme a Francesco Guazzoni e Alessandro Pasian. Il progetto nasce all’interno di “4P — Percorsi transfrontalieri scoprendo Pier Paolo Pasolini”, cofinanziato dal programma Interreg Italia-Slovenia.
Quando preparava un film, Pasolini partiva dalle persone. Franco Citti faceva il muratore quando lo incontrò in una pizzeria di Torpignattara, portato lì dal fratello Sergio, e lo trasformò nel protagonista di Accattone. Enrique Irazoqui era un sindacalista catalano di diciannove anni, arrivato a Roma per cercare appoggi contro il regime franchista: bussò alla porta di Pasolini in cerca dei suoi testi, proibiti in Spagna, e ne uscì con il ruolo di Cristo ne Il Vangelo secondo Matteo. Cercava un’umanità che nessuna scuola di recitazione poteva insegnare.
Anche dopo aver rivoluzionato il cinema, continuò a definirsi prima di tutto un poeta. Colpisce vedere la sua voce riaffiorare oggi attraverso uno schermo LED. Gli strumenti cambiano. Le domande che Pasolini ci ha lasciato sembrano ancora le stesse.



