Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Escluso dal coro perché ritenuto stonato: il Rino Gaetano che pochi conoscono

C’è un dettaglio che ribalta quasi tutto quello che si crede di sapere su di lui. Da ragazzo, nel seminario di Narni dove i genitori lo avevano mandato a studiare, Rino Gaetano venne escluso dal coro perché ritenuto non intonato. L’uomo che avrebbe consegnato alla musica italiana una delle voci più riconoscibili di sempre, da bambino, non veniva considerato all’altezza nemmeno di cantare insieme agli altri.

È il primo Rino, quello che pochi immaginano: timido, restio, convinto di poter restare soltanto autore. Quando nel 1973 incide il suo primo 45 giri, “I Love You Maryanna”, lo firma con uno pseudonimo, Kammamuri’s, preso da un personaggio dei romanzi di Salgari che amava. E non si fermò allo pseudonimo: al momento di registrare il primo album propose al suo discografico, Vincenzo Micocci, di far cantare le sue canzoni a un amico. Micocci rise e lo mandò in studio.

La maschera arriva dopo, e arriva per scelta. A Sanremo 1978 sale sul palco dell’Ariston in frac attillato, papillon bianco, scarpe da ginnastica e un cilindro nero in testa. Il cilindro glielo aveva dato Renato Zero pochi giorni prima. In mano, un ukulele. Canta “Gianna”, e per la prima volta nella storia del Festival sul palco risuona la parola “sesso”. Il pubblico, più che scandalizzarsi, si diverte. Pochi sanno che “Gianna” non era il brano che avrebbe voluto portare: Rino puntava su “Nuntereggae più”, quella in cui faceva i nomi, e furono i discografici a spingerlo verso il ritornello più orecchiabile. Arrivò terzo. Vendette oltre seicentomila copie. E la canzone che non amava lo rese popolare in tutta Italia.

Dietro la fama di sciupafemmine, nella vita privata c’era una sola donna: Amelia Conte, conosciuta quando era ancora studentessa, molto prima del successo. Avevano già scelto di sposarsi. A quell’altare Rino non arrivò mai. Amelia è rimasta sempre lontana dai riflettori, e ruppe il silenzio una volta sola, per dire che nella fiction Rai del 2007 non si riconosceva nel personaggio costruito su di lei.

Dal 1970 viveva in via Nomentana Nuova 53, a Monte Sacro, dove nel 2011 è stata affissa una targa per i trent’anni dalla scomparsa. Morì sulla via Nomentana, all’incrocio con via Carlo Fea, alle 3:55 del 2 giugno 1981. A pochi minuti da casa.

Il resto è quello che è successo dopo, e racconta quanto fosse avanti. Nel 1996 gli Articolo 31 campionarono “Gianna” in un loro pezzo, facendo entrare la sua voce dentro il rap italiano. Nel dicembre 2002 la famiglia mise all’asta l’ukulele con cui si era esibito a Sanremo: il ricavato finanziò un centro medico per bambini di Emergency in Sierra Leone. Lo strumento di una sera di spettacolo, vent’anni dopo, diventato un ospedale dall’altra parte del mondo.

Resta l’immagine da cui era partito tutto: un bambino escluso dal coro perché ritenuto non intonato.

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