Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Cannes 2026: il festival che si è finalmente tolto il complesso di Hollywood

La 79ª edizione del Festival di Cannes ha annunciato la sua selezione ufficiale e per una volta il titolo più importante non è il film — è la giuria.

Park Chan-wook. Il primo regista coreano a presiedere la giuria nella storia del festival. L’uomo che ha costruito la sua carriera smontando ogni convenzione narrativa del cinema asiatico e occidentale insieme. Al suo fianco: Demi Moore (reduce da The Substance, il film che ha rimesso in discussione cosa significhi un corpo sullo schermo), Chloé Zhao, Ruth Negga, Stellan Skarsgård, Laura Wandel, Isaach De Bankolé, Diego Céspedes e Paul Laverty. Nove giurati, provenienze che attraversano Europa, Asia e Americhe, zero nostalgia per il cinema europeo autoreferenziale degli anni ’90.

E la selezione segue.

22 film in concorso, dopo l’aggiunta di Paper Tiger. Tre continenti. Nomi che non si vedono spesso nella stessa frase.
Pedro Almodóvar torna con Amarga Navidad — Natale amaro, titolo che dice già tutto sullo stato emotivo del regista spagnolo nel 2026. Asghar Farhadi porta Parallel Tales, Ryusuke Hamaguchi concorre con All of a Sudden. Poi c’è James Gray con Paper Tiger, che riunisce Scarlett Johansson e Adam Driver — il film in lingua inglese più atteso, anche se in una lineup così il più atteso è quasi un insulto agli altri.
Ma la lista vera comincia dove il mainstream smette di prestare attenzione.
László Nemes, già autore di Son of Saul, con Moulin. Paweł Pawlikowski con Fatherland. Cristian Mungiu con Fjord. Andrey Zvyagintsev con Minotaur. Na Hong-jin, il regista di The Wailing, con Hope. Questi non sono nomi da red carpet. Sono nomi da sala buia, seduti davanti con il cuore in gola.
Il cinema francese passa anche da Arthur Harari, Jeanne Herry e Léa Mysius. Ira Sachs torna con The Man I Love. Il festival apre il 12 maggio fuori concorso con La Vénus électrique di Pierre Salvadori.

Quello che la 79ª edizione sta facendo, forse per la prima volta in modo così deliberato, è costruire un festival che non si scusa di essere difficile. La selezione viene da Corea, Giappone, Iran, Ungheria, Polonia, Romania, America Latina. Non è diversità come performance. È diversità come punto di partenza.
Park Chan-wook alla testa della giuria è una dichiarazione di metodo: questo festival premia il cinema che lavora sul linguaggio.

La sezione Un Certain Regard aprirà con Teenage Sex and Death at Camp Miasma di Jane Schoenbrun, slasher queer, genere come specchio, tutto quello che il titolo promette e probabilmente di più.
Fuori concorso, Nicolas Winding Refn con Her Private Hell, il suo primo lungometraggio in dieci anni. In proiezione speciale, Steven Soderbergh con John Lennon: The Last Interview, documentario che ha già fatto discutere prima ancora di essere visto.

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