Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il filo nascosto

Il filo nascosto racconta un legame che nasce già compromesso, costruito sul bisogno reciproco di dominare e cedere. Paul Thomas Anderson ambienta tutto nella Londra degli anni Cinquanta, dentro le stanze di una sartoria d’alta moda che veste la famiglia reale e l’aristocrazia europea. È lì che Reynolds Woodcock — interpretato da Daniel Day-Lewis — esercita il suo controllo sul mondo. Ogni abito è un rito. Ogni punto, una dichiarazione.

La moda, in questo film è il linguaggio con cui un uomo tiene a distanza tutto ciò che non riesce a gestire: le donne, le emozioni, il caos della vita ordinaria. Anderson lo sapeva quando ha costruito questo progetto, dichiaratamente ispirato alla sua fascinazione per Cristóbal Balenciaga e al romanzo Rebecca di Daphne Du Maurier, da cui Hitchcock trasse il celebre film del 1940.

Alma entra in scena senza fretta. Osserva, capisce, aspetta. Sa che con Reynolds serve il conflitto. Lui tira, lei spinge. Lui cerca la distanza, lei impone la presenza. È in quell’attrito continuo, logorante, che nasce qualcosa che assomiglia all’amore. O forse è solo l’unica forma di vicinanza che entrambi sanno riconoscere.

L’avvelenamento è la resa dei conti. Reynolds si lascia avvelenare perché solo così può tornare piccolo, dipendente, curato. La madre è cucita nei vestiti che disegna, nei riti che non spezza, nel modo in cui accetta di ammalarsi tra le braccia di una donna che ha scelto di assomigliarle. La vulnerabilità diventa l’unica forma di vicinanza che sa riconoscere. Regressiva, infantile.

Parlare di amore tossico sarebbe una scorciatoia. Anderson osserva due persone che si incastrano proprio dove fanno male. Lui offre la struttura. Lei porta il corpo e la cura. Un equilibrio malsano che funziona.

Il film ha ottenuto sei candidature agli Oscar 2018, vincendo quello per i migliori costumi. Prodotto con un budget di 35 milioni di dollari, ne ha incassati circa 47 in tutto il mondo. Numeri contenuti per un film che la critica internazionale considera tra i migliori del decennio. Daniel Day-Lewis, che dopo questo film aveva annunciato il ritiro dalla recitazione, è tornato sul set nel 2025 solo per recitare nel film d’esordio di suo figlio Ronan. Oggi, con i tre Oscar appena vinti da Anderson per One Battle After Another. Da riscoprire (o rivedere)

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