Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il favoloso mondo di Amélie compie 25 anni. E non ha perso un colore

Il 25 aprile 2001 usciva in Francia un film che non assomigliava a niente di quello che c’era in sala. Regia di Jean-Pierre Jeunet, protagonista Audrey Tautou — ventitré anni, occhi scuri, un modo di stare in scena che sembrava rubato a qualcuno che non sa di essere guardato. In Italia arrivò a gennaio 2002. Ricordo il verde, il rosso, la luce gialla. Pensavo fosse un posto inventato.

Amélie Poulain cresce in una famiglia strana. Un padre ossessionato dall’igiene, una madre morta per caso, un’infanzia senza scuola e senza amici. Da adulta va a Parigi, fa la cameriera al Café des Deux Moulins di Montmartre, e decide di cambiare la vita delle persone intorno a lei. Restituisce a un uomo anziano una scatola di ricordi d’infanzia murata in un appartamento. Vendica una collega umiliata dal capo. Guida un cieco attraverso il quartiere, parola per parola. Non chiede niente in cambio. Non sa come fare con se stessa.

Mathieu Kassovitz, lo stesso de L’odio due anni prima, interpreta Nino, un ragazzo che raccoglie foto scartate dalle cabine automatiche. È l’unico a cui Amélie vorrebbe avvicinarsi davvero. Ci mette tutto il film.

Jeunet girò quasi interamente a Montmartre. Il Café des Deux Moulins, al 15 di Rue Lepic, era già così — banquette rosse, bancone di zinco, luce calda. Il regista ci entrò, guardò, e non cambiò niente. Il locale stava per chiudere per difficoltà economiche. Dopo il film il mondo intero cominciò a cercarlo.

Amélie incassò oltre quaranta milioni in Francia, ottenne cinque nomination all’Oscar e vinse quattro César. La colonna sonora di Yann Tiersen diventò più famosa del film stesso. Suonata ai matrimoni, nelle metropolitane, nelle pubblicità di profumi che non c’entravano niente. Il film sopravvisse anche a questo.

Ci sono pellicole che diventano un modo di guardare le cose. La prima volta che andai a Parigi cercai Rue Lepic senza dirlo a nessuno. Le banquette erano rosse esattamente come nel film. Ordinai un caffè e non dissi niente neanche lì.

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