Deborah De Luca è nata nel 1980 a Scampia, rione Don Guanella, sotto le Vele.
Poi Modena, i palazzoni blu dove i napoletani si stringevano per non sentirsi stranieri. La scuola di moda, le notti a fare la cameriera, poi la ballerina. La consolle non era un sogno da bambina, era una strada che le si è aperta davanti piano piano, quasi controvoglia.
Oggi suona in cinquanta paesi. Ma quella techno che spacca il mondo l’ha imparata qui, tra i vicoli stretti e i club di Napoli. E non ha mai smesso di dirsi napoletana, anche quando sembrava che Napoli fosse solo un peso da lasciarsi alle spalle.
Quando una delle Vele è crollata, nel luglio del 2024, lei non ha fatto discorsi. Ha detto chiaro e tondo: chi ha usato quel posto per farsi bello sui social, ora deve dare qualcosa indietro. Col suo nome, non con le chiacchiere.
Deborah entra in una stanza e cambia la temperatura dell’aria. Lo sanno pure le signore ai Quartieri Spagnoli, quelle che in vita loro non hanno mai messo piede in un club, ma quando la incrociano si fermano, perché sentono che quella è una di casa.



