Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

La techno è la porta, il groove è la chiave

Joseph Capriati è uno di quei nomi che, se ami la techno, hai visto almeno una volta in un flyer sgualcito o in una line-up di festival che sembrava troppo grande per essere vera. È nato a Caserta nel 1987, in una periferia che non è certo il centro del mondo ma sa produrre testardi con una fame precisa: fare rumore finché qualcuno ascolta.

Comincia a mettere dischi da ragazzino, in un club underground di città, il Seven, quando gli altri stanno ancora litigando sul motorino. La svolta arriva quando scopre che la techno è una lingua: la sua. Da lì in poi, la traiettoria è quella di un’ascesa costante, fatta di vinili, label underground e set sempre più lontani da casa.

Nei primi anni Duemila diventa resident di un club underground di Caserta, dove affina la tecnica e soprattutto l’idea di cosa significhi tenere una pista accesa per ore. Le prime produzioni escono su piccole etichette come Globox e Capsula: tracce che iniziano a circolare nei set di Richie Hawtin, Magda, Paco Osuna, Davide Squillace e altri pesi massimi, spingendolo fuori dalla scena solo locale. Nel 2018 arriva il premio Techno Master agli Ibiza DJ Awards, che lo consacra definitivamente come figura centrale del circuito internazionale. Oggi ha suonato in oltre cinquanta paesi, tra Tomorrowland e Time Warp, portando il suono di un ragazzo di Caserta sulle più grandi consolle del pianeta.

Capriati racconta la sua musica con una formula semplice: la techno è la porta, il groove è la chiave. Il suo stile nasce dall’incontro tra techno, house, shuffle e minimal — tracce ipnotiche, bassi che non mollano mai, progressioni che sembra non esplodano e invece ti trovi in un’altra stanza senza accorgertene. I set sono costruiti come viaggi lunghi, dove la scelta è tra forme diverse dello stesso flusso. Tra le influenze dichiarate: Kraftwerk, Richie Hawtin, Alex Under, Rino Cerrone, Markantonio. Un ponte preciso tra la scuola napoletana e il minimalismo del Nord Europa.

Nel 2026 Capriati continua a lavorare sul formato più antico: il set lungo, sudato, dove la storia si racconta traccia dopo traccia. Ascoltarlo oggi significa guardare da vicino cosa succede quando un talento di provincia costruisce una carriera sulla coerenza e sul rapporto con la pista.

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