Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Volveréis

Ale e Alex stanno insieme da quindici anni. Decidono di lasciarsi e per festeggiare la cosa organizzano una festa.

L’idea sembra assurda, e infatti tutti gli amici pensano che sia uno scherzo. Ma loro fanno sul serio. Volveréis di Jonás Trueba parte da qui: da questa idea bizzarra che viene da una vecchia battuta del padre di lei — “le separazioni vanno festeggiate, perché si festeggia la libertà, la vita nuova. Il matrimonio è un punto interrogativo” — e che loro decidono di prendere alla lettera.

Lei è regista, lui attore. Vivono a Madrid, lavorano nel cinema, hanno costruito insieme una vita fatta di abitudini e complicità. Mentre preparano questa festa impossibile, stanno anche girando un film che parla esattamente di quello che stanno vivendo. La realtà e la finzione si confondono, ma non in modo artificioso: è proprio così che funziona per loro, il cinema è parte della loro esistenza.

Il film li segue mentre annunciano la separazione a parenti e amici, scena dopo scena, con piccole variazioni. Questo meccanismo ripetitivo potrebbe annoiare, invece funziona. Ogni conversazione aggiunge qualcosa, fa emergere un dubbio, una sfumatura. E tutti reagiscono allo stesso modo: “Ma tornerete insieme, no?”

Itsaso Arana e Vito Sanz sono perfetti perché non sembrano recitare. Si muovono, parlano, si guardano come due persone vere che si conoscono da sempre. Non ci sono scene costruite per commuovere, non c’è melodramma. Solo la verità nuda di due che si vogliono bene ma non sanno più in che forma.

Madrid è sullo sfondo, discreta. Le strade, i bar, gli amici che commentano increduli — tutto contribuisce a creare un mondo in cui la coppia non è mai sola, sempre osservata da una società che pretende che le relazioni abbiano una forma precisa: o insieme o separati, senza vie di mezzo.

Il film è verboso, lo so. Dialoghi lunghi, riflessioni che potrebbero sembrare troppe. Non è per tutti. Ma se ti piacciono i film che lasciano le cose in sospeso, che non spiegano tutto, che ti lasciano con più domande che risposte, questo funziona.

Volveréis significa “tornerete”. Non è chiaro se sia una profezia, una speranza o una condanna. Il film non lo dice. Ti lascia lì, con il dubbio. E forse è proprio questo il punto: che separarsi non cancella quello che è stato, che l’amore può cambiare forma senza per forza finire male.

L’ho trovato onesto. E doloroso nella sua leggerezza.

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