Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Of money and blood. Serie tv

Ho cominciato a vedere Of Money and Blood dopo Un altro mondo. Vincent Lindon in quel film perde tutto con una dignità feroce che fa male. Non lo conoscevo prima se non come l’ex di Carolina di Monaco, una di quelle informazioni da gossip che ti resta in testa senza motivo. Poi l’ho visto recitare e ho capito che sa stare dentro la sconfitta senza pietismi.

Of Money and Blood è la storia di una truffa miliardaria. Crediti di carbonio, società fantasma, soldi che spariscono dalle casse dello Stato francese. Il protocollo di Kyoto doveva salvare il pianeta, invece è diventato un bancomat per criminali. Lindon è Simon Weynachter, ex magistrato che dirige un servizio doganale inventato da lui copiando la Guardia di Finanza. Ha la faccia di chi ha già perso in partenza ma combatte lo stesso.

Dall’altra parte c’è Alain Fitoussi. Ramzy Bedia lo interpreta con una vitalità che ti spiazza. Figlio di un macellaio tunisino, semianalfabeta, vestito sempre troppo bene. È lui che capisce il trucco: comprare quote di carbonio all’estero senza IVA, rivenderle in Francia con l’IVA, incassare tutto e sparire. Lo Stato francese non se ne accorge.

Poi arriva Jérôme Attias. Niels Schneider gli dà il volto giusto: bello, vuoto, affamato. Casa da 350 metri quadri sugli Champs-Élysées, McLaren gialla, jet privato. Jérôme incontra Fitoussi al tavolo da poker e fiuta l’affare. I soldi sono acqua, dice. Vanno e vengono, diventano tsunami.

La serie ha dodici episodi. I primi sette ti tengono incollato, gli ultimi perdono mordente. Xavier Giannoli costruisce tre mondi: gli uffici grigi di Simon, le ville dorate dei criminali, le periferie dove la figlia di Simon si perde nel crack. Simon ha perso la moglie, suicida. La figlia lo odia. Lavora per non pensare. Senza questa linea narrativa sarebbe solo un eroe. Invece è un uomo rotto.

Il governo francese non capisce. La ministra è impotente. Simon combatte da solo. Perché quando la finanza diventa globale e la politica resta locale, non c’è gara. I criminali si muovono tra Manila, Tel Aviv, Dubai. Le leggi si fermano ai confini.

La serie non è perfetta. Il finale si ripete. Ma il punto è un altro: il mercato dei crediti di carbonio è una truffa concettuale. Nasce come risposta al cambiamento climatico, ma è un permesso a inquinare. Se metti in vendita il diritto di distruggere il pianeta, qualcuno lo comprerà.

Vincent Lindon è straordinario. Ha quella capacità di stare dentro la sconfitta senza recitarla. Non fa la vittima, non cerca compassione. È solo un uomo che fa il suo lavoro sapendo che non basterà. L’ho guardato in Un altro mondo perdere tutto. L’ho visto qui combattere contro un sistema più grande di lui. In entrambi i casi non tradisce mai.

Se volete capire come funziona il potere quando nessuno guarda, questa serie ve lo spiega. Senza moralismi, senza soluzioni facili. Quando la finanza smette di avere regole, qualcuno bara sempre.

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