Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

L’ultimo inchino di Demna: Balenciaga tra addii, ombre e silenzi

A Parigi, tra i marmi tirati a lucido e il silenzio di chi sa che qualcosa sta finendo, è andata in scena l’ultima couture di Demna per Balenciaga. Un addio che ha lasciato l’eco, ma a bassa voce. Come quando chiudi una porta e ti resta in mano la chiave, anche se non tornerai.

Lui, Demna, quello delle scarpe distrutte e delle sfilate nel fango, quello che ha preso la moda e l’ha fatta a pezzi per raccontare la vita com’è davvero – sbilenca, inquieta, ironica. Ora lascia. E lo fa come si lascia una casa dove si è vissuto troppo a lungo: con ordine, con bellezza, ma anche con un po’ di freddo nello stomaco.

In passerella c’erano pezzi di tempo. Le spalle larghe, i cappotti geometrici, il tweed delle signore d’un tempo. E poi il bianco e il nero, come se ogni gesto dovesse essere inciso, netto. Gli abiti sembravano sospesi: tra Hitchcock e TikTok, tra la memoria e un addio.

Non serviva dire molto. Bastava guardare chi c’era. Naomi Campbell, Kim Kardashian, Isabelle Huppert, Eliza Douglas: corpi scelti, fedeli, specchi. Un piccolo corteo funebre per accompagnare il decennio che se ne va.

Eppure non c’era malinconia. C’era quella leggerezza da fine spettacolo, quando le luci si abbassano e per un attimo tutto si ferma. Un tempo sospeso.

Demna ha lasciato Balenciaga con un abito da sposa. Bianco. Silenzioso. E con un sorriso amaro negli occhi.
La moda, quella vera, non ha bisogno di effetto. Ha bisogno di verità.
E lui l’ha detta. A modo suo. Fino alla fine.

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