Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

L’albergo sa tutto. Scorsese torna, e stavolta fa paura davvero

Una coppia americana su una strada innevata, da qualche parte in Europa Centrale. Lui con i baffi, lei con la mano nella sua. Sembrano persi. Probabilmente lo sono.
Martin Scorsese ha iniziato a girare What Happens at Night — gothic horror psicologico tratto dal romanzo di Peter Cameron, prodotto da Apple Original Films con Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence come protagonisti. Le riprese si svolgono in Repubblica Ceca, tra Praga, il Château Kotěra e il borgo di Úštěk, nella Boemia settentrionale. L’atmosfera è quella giusta: fredda, obliqua, inquietante come una porta che si apre da sola.
La storia è semplice sulla carta. Una coppia americana viaggia in una città europea per adottare un bambino da un orfanotrofio. Lei ha un cancro in stadio avanzato — il viaggio è anche una corsa contro il tempo. L’albergo in cui si fermano nasconde qualcosa. Il bambino potrebbe non essere quello che sembra. La trama dice poco. Il genere dice tutto: Scorsese entra in un territorio che non ha mai frequentato così esplicitamente — l’horror gotico, il perturbante, lo spazio dove il male non ha faccia ma ha indirizzo.
Con DiCaprio è un sodalizio che dura da oltre vent’anni, da Gangs of New York a Killers of the Flower Moon. Una lingua condivisa, una shorthand emotiva che si vede anche quando non si sente. Ma la variabile nuova è Lawrence: più giovane, più fisica, diversamente vulnerabile. Il loro primo film insieme era stato Don’t Look Up — satira apocalittica, registro opposto. Qui la fine del mondo è privata. È quella coppia, quell’albergo, quella notte.
Il gotico ha sempre parlato di relazioni che marciscono in spazi chiusi. Scorsese lo sa. Lo sa da Cape Fear, da certi corridoi di Gangs of New York che non finivano mai. Il fatto è che Scorsese non ha mai avuto paura di cambiare genere: ha fatto gangster, biopic, religione, storia. Il passo verso l’horror è logico. È quasi inevitabile.
Il cast attorno ai due protagonisti completa il quadro: Mads Mikkelsen, Patricia Clarkson, Jared Harris. Non sono nomi di contorno. Sono nomi che portano peso specifico, che sanno stare in silenzio dentro un’inquadratura.
Apple distribuisce. E qui torna la domanda scomoda: lo vedremo in sala o su uno schermo che condividiamo con la notifica del corriere? Scorsese ha già combattuto questa battaglia con The Irishman e Netflix — l’ha persa e vinta insieme, a seconda di come la si guardi. Stavolta la partita potrebbe andare diversamente. L’importante è che il film esista, e che abbia ancora il coraggio di fare paura nel senso giusto: non con i salti, ma con quello che rimane dopo.

Yves Saint Laurent, l’uomo che ha vestito il potere delle donne

Orano, 1 agosto 1936. Una villa sul Mediterraneo, due...

Lost in Translation, o dell’amore che sapeva già di dover finire

Come Sofia Coppola convinse Bill Murray, il milione di dollari speso alla cieca e perché il finale di Lost in Translation è nato da un’improvvisazione mai svelata.

Jeff Mills non ha mai parlato alla radio. Non ne aveva bisogno.

Dalla radio di Detroit al Limelight di New York: tre episodi verificati e poco noti sulla storia di Jeff Mills, il Wizard della techno.

Io e Annie

La vera storia dietro Io e Annie: dal giallo mai girato al montaggio riscritto, dai cameo reali di Truman Capote e McLuhan al cognome di Diane Keaton.

La voce di Pasolini è tornata nella casa dove tutto era cominciato

A Casa Colussi, Casarsa della Delizia, una sala immersiva restituisce voce e immagini di Pasolini nei luoghi dove nacque la sua opera.

Toy Story 5 e Minions & Monsters: due film, due idee opposte di cosa raccontare ai bambini

Toy Story 5 e Minions & Monsters arrivano nelle sale italiane a due settimane di distanza. Due modi opposti di raccontare l'infanzia, la stessa sensazione di deja vu.

Carl Cox: dai barattoli di fagioli al Capodanno vissuto due volte

Prima di toccare un giradischi da professionista, Carl Cox...

Pensavo di trovare Ziggy Stardust

Il Victoria and Albert Museum porterà in tour oltre cento oggetti dell'archivio di David Bowie. Dagli strumenti ai Post-it, un viaggio dentro il laboratorio creativo dell'artista.

Ultimi articoli

Categorie