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Il diavolo veste Prada 2 — uscire dopo mezz’ora è una critica cinematografica

L’aspettavo da un anno. Nel frattempo avevo rivisto il primo due volte — non per nostalgia, ma per prepararmi, come chi ripassa prima di un esame che sa già di voler superare. Il problema è che arrivi in sala già saturo di affetto, già pieno di un’immagine precisa di quello che vuoi trovare. E quella immagine, a volte, è più forte del film stesso.

Dopo mezz’ora ero fuori.

Non perché il film fosse indegno. Il diavolo veste Prada 2 non è un disastro — le recensioni lo confermano, gli incassi pure: in Italia ha macinato incassi milionari giorno dopo giorno nelle prime uscite. È un film che funziona, evidentemente. Solo che non funzionava per me, in quella sala, quella sera.

Il ritmo è trattenuto, quasi prudente. Miranda sembra anestetizzata rispetto a quello che era — e si capisce anche il perché: il film racconta un mondo in cui lei non ha più il controllo totale, un’editoria che si sta sgretolando tra algoritmi e abbonamenti digitali in picchiata. È una scelta coerente. Ma coerente non significa coinvolgente. La ferocia che rendeva il primo film elettrico — quella tensione costante, quella crudeltà elegante — è stata sostituita da qualcosa di più riflessivo, più malinconico, più consapevole. Alcuni lo trovano maturo. Io lo trovavo lento.

Poi c’è Andy. Tutto il film ruota attorno ad Andy, con un’energia che non esplode mai davvero. Mi dava l’impressione di guardare qualcosa di diverso da quello che mi aspettavo — non un ritorno, ma quasi uno spinoff, con tutta la stranezza del caso.

Il doppiaggio di Nigel, poi, era diverso. Certe voci non sono un dettaglio: sono la struttura del personaggio. Cambiano quelle, cambia la proporzione di tutto il resto. È uno dei motivi per cui continuo a preferire la versione originale quando posso — non per snobismo, ma perché il tempo, il respiro, l’inflessione sono parte del testo tanto quanto le parole. Un attore doppiato è già un’interpretazione dell’interpretazione.

Due toast, dopo. Caldi, al bar vicino al cinema. Soddisfacenti in modo sproporzionato rispetto a qualsiasi cosa avessi visto fino a quel momento della serata.

C’è qualcosa di onesto nell’andarsene quando senti che non stai ricevendo niente. Non è mancanza di rispetto verso il film ma rispetto verso se stessi. Magari Il diavolo veste Prada 2 è bellissimo. Magari il problema ero io, il momento, le aspettative accumulate. Ma una cosa la so: quella scelta, alle nove di sera, è stata la più lucida della giornata.

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