Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Fight Club è un film su di te

Hai comprato un divano perché ti piaceva. Poi ne hai comprato un altro. Poi hai comprato cose per mettere sopra i divani. A un certo punto il tuo appartamento era pieno e tu eri ancora vuoto.

Fight Club esce nel 1999 e non fa soldi. Sessantatré milioni di dollari di budget, meno di quaranta di incasso globale in sala. La Fox non sa come venderlo. La critica si divide. Il pubblico resta tiepido.

Poi succede qualcosa. Il film arriva nelle case, nelle televisioni, nei lettori DVD. E lì non si ferma più.

È la storia di un uomo senza nome che ha tutto quello che doveva avere e non riesce a dormire. Lavora, compra, vola, torna. Compra ancora. Il dolore lo cerca nei gruppi di supporto per malati terminali perché è l’unico posto dove sente qualcosa di vero.

Brad Pitt si fa scheggiare un dente dal dentista prima delle riprese. Una scelta precisa, per dare a Tyler Durden quella nota di imperfezione aggressiva che non si sarebbe potuta simulare. Tyler sorride storto. Tyler è pericoloso anche quando sta fermo. Tyler è quello che vorresti essere quando sei stanco di essere educato.

Tyler non appare mai in nessuno specchio. Quando il narratore e Tyler salgono sull’autobus pagano un solo biglietto. Fincher dissemina indizi per tutto il film. Tu non li vedi la prima volta. La seconda volta non riesci a smettere di vederli.

Il Fight Club nasce in uno scantinato. Due uomini che si picchiano per sentire il corpo. Poi arrivano altri. Colletti bianchi, operai, impiegati. Tutti con la stessa faccia. Tutti che cercano la stessa cosa.

L’idea originale del romanzo viene a Chuck Palahniuk dopo essere stato picchiato in un campeggio, per essersi lamentato del rumore di alcuni camper vicini. Torna a casa con la faccia rotta e capisce che la gente preferisce non fare domande su un uomo che ha preso botte. È più comodo così.

Il film finisce con gli edifici che crollano e i Pixies in sottofondo. “Where Is My Mind?“ Fa parte dell’album Surfer Rosa. Fincher la usa per i titoli di coda e cambia tutto.

Ventisei anni dopo, il film è ancora lì. E tu sei ancora a comprare cose per riempirti.

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