Tommy ha diciannove anni e una notte che sembra non finire mai. Droghe, risse, un bagno pubblico che diventa specchio della sua fame. Poi il buio. Qualcuno lo tramortisce. Quando si sveglia è incatenato in uno scantinato, dentro una casa dove tutto è pulito, silenzioso, ordinato.
Jan Komasa, il regista polacco di Corpus Christi, porta al cinema qualcosa che resta addosso più a lungo di quanto ti aspetti. Good Boy comincia come una storia di prigionia e lentamente diventa un’altra cosa: una domanda che non ha una risposta facile. Chi è davvero il mostro?
La famiglia che tiene Tommy nello scantinato è borghese, educata, quasi rassicurante. Lui freddo, lei ambigua, il figlio con lo sguardo fisso e un sorriso troppo perfetto. Non usano le catene per rabbia. Le usano per amore. Per correggere. Per guarire. Per rendere quel ragazzo degno di esistere nel loro mondo.
Anson Boon — premiato alla Festa del Cinema di Roma — accompagna Tommy da un’aggressività quasi animale a qualcosa di più fragile e ambiguo, e lo fa senza forzare mai il gesto. Stephen Graham fa quello che gli riesce meglio: trasforma la cortesia in minaccia. Andrea Riseborough è disturbante come poche, soprattutto quando sembra perfettamente tranquilla.
Nessuno esce pulito da quella casa.
Good Boy è distribuito da Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures. In sala dal 6 marzo 2026.



