Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Diamanti: il mondo visto attraverso una pallina di vetro

Ho guardato Diamanti come si guarda una finestra appannata: sapevo che c’era qualcosa dall’altra parte, ma dovevo avvicinarmi per vederlo bene.

Il film di Ferzan Özpetek è ambientato in una sartoria romana, popolata da donne, stoffe, silenzi e rancori tenuti in ordine come i rocchetti di filo. Una storia corale che sembra girare su se stessa, senza urgenza, senza un punto di arrivo dichiarato. Eppure non riesci ad alzarti dalla sedia.

Il segreto sta in un bambino.

Simone si aggira per la sartoria come un’ombra con gli occhi aperti. Non fa, non parla, non decide. Guarda. E guardando, vede tutto quello che gli adulti si sono dimenticati di nascondere: il desiderio, la gelosia, l’affetto che non sa dire il proprio nome. Ho capito tardi — o forse ho capito subito ma volevo aspettare — che quel bambino è Özpetek stesso. Il regista che è stato prima di diventare regista. Cresciuto tra donne a Istanbul, in una casa dove i suoni della chiesa si confondevano con quelli del muezzin, in un quartiere dove la diversità era il paesaggio, non l’eccezione.

Diamanti è un film autobiografico che non lo dice mai.

E poi c’è la scena finale. Özpetek, sul set ormai vuoto, trova una sfera di vetro con un pesciolino rosso. La tiene tra le dita, la solleva verso la luce. Il mondo visto attraverso quella pallina è deformato, dilatato, irriconoscibile — eppure più vero di quello reale. È la stessa cosa che fa una cinepresa: non copia la realtà, la attraversa, la piega, la restituisce con una luce che non esisteva prima. Quella sfera è il suo sguardo da bambino. La cinepresa è lo stesso sguardo da adulto. È con quello che ha fatto tutti i suoi film.

L’attrice assente — il personaggio che manca senza essere mai nominato — pesa su ogni scena come pesa una madre quando non c’è. Non viene spiegata. Non viene risolta. Resta lì, come un bordo non rifinito su un abito altrimenti perfetto. Özpetek lo sa fare: lasciare i vuoti al posto giusto.

Diamanti ha vinto il David dello Spettatore 2025. Ha incassato oltre 10 milioni di euro. Sono numeri che di solito appartengono ai film che non lasciano niente. Questo, invece, lascia.

Antonio Banderas compie 66 anni: dal calcio mancato al cuore da operare, la vita di un attore che si è sempre messo in gioco...

Antonio Banderas compie 66 anni il 10 agosto. Dal calcio mancato al sodalizio con Almodóvar, dagli stunt di Zorro all’intervento al cuore del 2017: la storia vera. Slug

Yves Saint Laurent, l’uomo che ha vestito il potere delle donne

Orano, 1 agosto 1936. Una villa sul Mediterraneo, due...

Lost in Translation, o dell’amore che sapeva già di dover finire

Come Sofia Coppola convinse Bill Murray, il milione di dollari speso alla cieca e perché il finale di Lost in Translation è nato da un’improvvisazione mai svelata.

Jeff Mills non ha mai parlato alla radio. Non ne aveva bisogno.

Dalla radio di Detroit al Limelight di New York: tre episodi verificati e poco noti sulla storia di Jeff Mills, il Wizard della techno.

Io e Annie

La vera storia dietro Io e Annie: dal giallo mai girato al montaggio riscritto, dai cameo reali di Truman Capote e McLuhan al cognome di Diane Keaton.

La voce di Pasolini è tornata nella casa dove tutto era cominciato

A Casa Colussi, Casarsa della Delizia, una sala immersiva restituisce voce e immagini di Pasolini nei luoghi dove nacque la sua opera.

Toy Story 5 e Minions & Monsters: due film, due idee opposte di cosa raccontare ai bambini

Toy Story 5 e Minions & Monsters arrivano nelle sale italiane a due settimane di distanza. Due modi opposti di raccontare l'infanzia, la stessa sensazione di deja vu.

Carl Cox: dai barattoli di fagioli al Capodanno vissuto due volte

Prima di toccare un giradischi da professionista, Carl Cox...

Ultimi articoli

Categorie