Sale d’aspetto, corridoi d’albergo, gate d’imbarco. Ambienti senza proprietari, attraversati da persone che non si fermano davvero. Dhruv Kapoor li ha guardati a lungo. Ha osservato come ci si siede su una sedia che non è la propria, come si cammina su un pavimento che non si conosce. Da lì è nata la collezione autunno-inverno 2026/27.
Il designer indiano, classe 1988, fondatore del marchio omonimo e milanese d’adozione dal 2011, ha costruito una proposta che non sceglie tra formale e casual, tra rigore e comfort. Li tiene insieme. Un blazer con un orlo grezzo. Una piega che sembra non essersi ancora decisa. Ricami lasciati a metà, come se il capo fosse stato colto prima che qualcuno tornasse a finirlo.
Le stampe grafiche sono disegnate a mano, con tracce visibili del processo. Le silhouette camminano tra il corpo in movimento e quello in pausa. La palette è composta: neutri, polverosi, colori uniformi interrotti da accenti che arrivano senza avvisare. I materiali lavorano su piani diversi — nylon imbottito, pelle accoppiata, seta, denim, cashmere, cotone, lane tessute a mano — e quella differenza di peso si sente anche solo a guardare.
Vogue India lo aveva già segnalato nel 2019 con il premio Designer of the Year per il womenswear. Milano lo ha accolto, e lui ha imparato a stare in entrambi i luoghi. È forse per questo che riesce a raccontare così bene gli spazi di mezzo.



