Il 16 ottobre, nell’anno dei trent’anni di carriera, esce “Bidonville” (La Canzonetta Record): undici inediti, anticipati dal singolo “Stadera”.
Per anni i 24 Grana sono rimasti fermi. Francesco Di Bella ha portato avanti il suo percorso da solista, con Ballads Cafè, Nuova Gianturco (2016) e ‘O Diavolo (2018).
Poi, nel 2019, il ritorno. La band si è ritrovata e ha registrato agli Abbey Road Studios di Londra un inedito che ha anticipato A Raccolta (2022), il disco celebrativo seguito da un tour tutto sold out. Giuseppe Fontanella racconta che ci sono voluti due o tre anni per ritrovare la memoria muscolare, poi è arrivata anche quella affettiva. E da lì la voglia di rimettersi a scrivere insieme.
Il filo che lega gran parte dei brani è il territorio e l’uso che ne facciamo, e che la band allarga alla terra, alle risorse, al clima, alla gente. Di Bella spiega che il territorio, le città e il pianeta li usiamo «come una scarica». Da qui un disco che lui stesso definisce politico: racconta qualcosa di collettivo, un periodo storico difficile in termini di umanità. Parla di Napoli, di tutte le bidonville del mondo e oggi, in particolare, di Gaza.
Non solo periferie, però: le canzoni sono dedicate anche ai centri delle città, preda dell’overtourism. Le periferie, dice la band, affascinano perché sono buie e silenziose in certi orari, «posti in cui le persone possono sentirsi davvero sole». E su come si tengano insieme realtà lontane come le stese di Napoli e la guerra a Gaza, la risposta è semplice: «basta guardarsi intorno» e provare empatia, tenerezza o rabbia. La musica fa il resto, perché permette di parlarne con lo stesso linguaggio.
Sulla propria identità i 24 Grana non hanno dubbi: non sono mai stati un gruppo “di genere”. «La nostra musica ci ha sempre semplicemente raccontati», dicono, e sono «più propensi al meticciato piuttosto che alla purezza». Il napoletano, aggiungono, è «la nostra seconda lingua», e permette di esprimere emozioni in modo più diretto, più viscerale e, se vogliamo, più poetico. I trent’anni? Anni intensi, ricchi di vita, amicizia e musica, che definiscono, autocitandosi, «’na bella storia».
Di Bella racconta che nei concerti dopo la reunion hanno trovato un pubblico molto giovane, e che questo li ha fatti pensare a un vuoto comunicativo da colmare. Quello che spera resti di questo disco è la sensazione che una band di cinquantenni abbia ancora tanto da dire. Fontanella ha un desiderio più goloso: che gli altri si prendessero le canzoni, lasciassero solo le ossa di questo disco e se lo mangiassero tutto.
I 24 Grana sono Francesco Di Bella, Armando Cotugno, Renato Minale e Giuseppe Fontanella, nati a Napoli a metà anni Novanta e battezzati con il nome di un’antica moneta del Regno di Napoli. Rock, dub, reggae, elettronica e tradizione partenopea, in napoletano e in italiano. Tra le collaborazioni, Daniele Sinigallia e Steve Albini.



