Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Lascia andare il passato

Spesso crediamo di aver superato ciò che ci ha feriti, ma le radici del passato restano intrecciate alle scelte che facciamo ogni giorno. Capire perché è il primo passo per riconquistare la libertà.

Il passato non è un capitolo chiuso: è una presenza viva, anche se invisibile. È nelle parole che scegliamo, nei silenzi che preferiamo, nelle strade che evitiamo. Spesso si insinua senza far rumore, come la polvere che si deposita nei cassetti chiusi da anni.

Cresciamo pensando di diventare persone nuove, ma le prime esperienze — quelle dell’infanzia, dell’adolescenza, delle prime delusioni — restano. Sono la grammatica emotiva con cui traduciamo il mondo. Se qualcuno ti ha fatto credere che non eri abbastanza, magari oggi insegui ancora approvazione senza rendertene conto. Se un addio ti ha spezzato, forse adesso fai fatica a fidarti, anche di chi meriterebbe solo il tuo sorriso.

Il passato ci condiziona perché è la nostra prima forma di amore e di paura. E l’amore e la paura, si sa, sono maestri che non smettiamo mai di ascoltare. Non si tratta di “dimenticare” — sarebbe inutile e anche sbagliato. Si tratta di vedere il passato con occhi nuovi: come si guarda una vecchia foto. Con tenerezza, sì, ma anche con la consapevolezza che siamo andati avanti.

Lasciare andare il passato non vuol dire rinnegarlo, ma liberarsene piano piano. Come chi scioglie un nodo stretto con mani pazienti. Non servono strappi, servono carezze. Perché le cicatrici fanno parte di noi, ma non sono tutto ciò che siamo.


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