Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il lunedì in palestra: il giorno del rimorso, delle code allo squat e dei pesi da 8 chili

Alle sei e mezza di lunedì sera, la palestra è il posto dove Napoli va a chiedere perdono. Non ci vai perché ti piace, ci vai perché devi. Per la pizza fritta di sabato, per il cannolo di domenica, per tutte le volte che hai detto «basta» e invece hai ricominciato come niente fosse. È l’ora dei peccatori, dei pentiti dell’ultimo minuto, di quelli che si trascina dietro il weekend come un peso e sperano di lasciarlo tra i manubri, accanto alla panca piana occupata da quel tipo che fa più selfie che flessioni.
Fuori, la città continua a girare. Dentro, si suda per espiare, per darsi un alibi, per poter dire «ci ho provato» quando, tra due giorni, si ricomincerà tutto da capo. C’è chi si allena come se dovesse espiare colpe secolari, chi si nasconde dietro gli auricolari per non sentire il proprio fiato corto, e chi – come me – oggi ha finito tutta la scheda con un peso da 8 chili, non per eroismo, ma perché l’unica alternativa era guardarsi allo specchio e ammettere che, ancora una volta, il weekend ha vinto lui.
Almeno fino a mercoledì.

Ci fermiamo qui

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