C’è gente che non senti per mesi. Anni, a volte. E poi ti ritrovi per caso, un bar, una strada, una sera che non avevi in programma, e non devi spiegare niente. Sei già lì.
Non è nostalgia. Non è nemmeno affetto, non nel senso sentimentale del termine. È qualcosa di più grezzo: la sensazione fisica di non dover recitare. Di poter stare in silenzio senza che il silenzio chieda qualcosa.
Il mondo misura tutto in frequenza. Messaggi, presenze, aggiornamenti. Come se l’amicizia fosse un abbonamento e se non paghi scade. I social hanno reso visibile l’assenza, e l’assenza è diventata una colpa. Non scrivi, sparisci. Sparisci, vuol dire che non tieni. È una logica che sembra ragionevole. Non funziona quasi mai.
Perché ci sono persone che vedi una volta all’anno e che sai, sai con certezza senza doverti convincere, che ci sarebbero. Non in modo astratto. Proprio lì, con la giacca sbagliata e il caffè in mano, a dirti che stai esagerando o che hai ragione, a seconda di cosa hai bisogno di sentire.
Queste persone non ti sommergono. Non spariscono. Calibrano, senza che tu debba chiederglielo, senza che debbano capirlo loro stessi. Succede e basta.
L’amicizia vera non si consuma con il tempo. Certe volte si chiarisce. Resta quello che è sempre stato, senza le incrostazioni del quotidiano. E quando vi ritrovate, è tutto lì, un po’ ammaccato, un po’ invecchiato, ma intatto.
Come voi.



