Nel maggio del 1968 Miuccia Prada scendeva in strada a Milano per i diritti delle donne, in tailleur Yves Saint Laurent. Iscritta al Partito Comunista, studentessa di scienze politiche alla Statale, mima al Piccolo Teatro. Ha detto, anni dopo, che per lei esistevano solo due professioni nobili: la politica e la medicina. Fare vestiti era un incubo. Si vergognava.
Quella vergogna ha preso altre forme. È diventata una tensione permanente tra ciò che Miuccia Prada pensa e ciò che produce: oggetti di lusso venduti a prezzi che escludono la maggior parte delle persone a cui vorrebbe parlare. “Vestiamo persone ricche con abiti costosi. Non è giusto poi andare in giro a fare prediche”, ha detto in un’intervista recente. La consapevolezza rende la contraddizione più precisa, più abitabile. Mai risolta.
Dal 22 al 24 aprile, al Circolo Filologico Milanese, quella contraddizione prende la forma di un evento che esiste fuori dal prodotto. Si chiama Miu Miu Literary Club, è alla quarta edizione, e quest’anno il tema è “Politics of Desire”. Tre giorni di conversazioni, letture, musica dal vivo. Zero sfilate. Zero lanci. Zero capi da comprare.
I testi al centro di questa edizione sono due. Il primo è “Memoria di ragazza” di Annie Ernaux, Nobel per la letteratura nel 2022. Il secondo è “Changes: A Love Story” di Ama Ata Aidoo, voce centrale della letteratura africana e del pensiero femminista postcoloniale.
Il libro di Ernaux racconta un’estate. Il 1958, una colonia di vacanze sull’Orne. Una diciottenne lontana da casa per la prima volta. Un ragazzo che la nota, la bacia, la porta a letto. Lei resta, perché immaginare di andarsene significherebbe ammettere di essere stata un corpo qualunque. La mattina dopo è un’altra persona. Gli altri la giudicano. Arrivano i disturbi. Arriva il silenzio. Ernaux ha impiegato quasi sessant’anni per riuscire a scrivere quella notte. Lo fa in terza persona, perché la ragazza del ‘58 è diventata un’estranea che le ha lasciato la sua memoria in eredità.
Un libro su cosa succede quando il desiderio di una donna incontra il mondo, e il mondo risponde con la vergogna.
Il programma del Literary Club si muove intorno a questo nucleo. Il primo giorno prevede un panel su Ernaux con la giornalista Annabelle Hirsch, la pensatrice femminista Lea Melandri e la scrittrice Megan Nolan, seguito da una lecture di Olga Goriunova intitolata “Desire After AI”: come il digitale e l’intelligenza artificiale stanno ridisegnando la percezione del desiderio, orientandolo verso astrazioni che sembrano personalizzate e sono prodotte da algoritmi. Il secondo giorno si discute di Aidoo, con un intervento di Katherine Angel sul consenso e sull’ambiguità del desiderio femminile. Il terzo giorno, per la prima volta, il club si apre al pubblico: il Circolo Filologico diventa una sala di lettura, con una biblioteca curata dalla filosofa Rosi Braidotti.
Il percorso delle quattro edizioni racconta un’evoluzione precisa. La prima, nel 2024, si chiamava “Writing Life” e riscopriva Sibilla Aleramo e Alba de Céspedes — scrittrici italiane che hanno usato la parola per affermare un’indipendenza prima di tutto interiore. La seconda, “A Woman’s Education”, si è occupata di educazione sentimentale attraverso Simone de Beauvoir e Fumiko Enchi. La terza, a Shanghai, ha aggiunto Eileen Chang. Adesso il desiderio: la forza che, quando rompe gli schemi imposti dalla società, smette di essere un fatto intimo e diventa un atto di resistenza.
C’è un’ironia in tutto questo, e il Literary Club la tiene in vista. L’anno scorso la scrittrice italiana Veronica Raimo ha raccontato di aver occupato case da studente leggendo Albert Camus, e di ritrovarsi invitata a parlare sotto l’insegna di un brand di alta moda. La stessa contraddizione che Miuccia Prada porta con sé da cinquant’anni. Forse proprio quella contraddizione rende l’operazione credibile: esiste senza fingersi risolta, senza moralizzare. Sta lì.
Viviamo in un sistema che decide per te cosa desiderare — l’algoritmo ti mostra il vestito prima ancora che tu sappia di volerlo. Fermarsi tre giorni a chiedersi a chi appartiene il desiderio è un gesto necessario. Ernaux l’ha capito scrivendo. Miuccia cucendo. Il Circolo Filologico è dove si incrociano.



