Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il timore di danno: quando la paura ci ruba la vita

C’è una paura sottile, strisciante, che ci accompagna ogni giorno senza far troppo rumore: è il timore di danno. Non parlo solo del danno fisico, ma di qualcosa di più profondo e pervasivo. Il timore che qualcosa possa andare storto. Che una scelta sbagliata rovini il futuro. Che un gesto, una parola, una decisione, spezzi equilibri fragili.

È quella vocina che ci trattiene dal tentare. Che ci sussurra “meglio non rischiare”, “meglio aspettare”, “meglio non dire”. Una prudenza che, col tempo, diventa immobilismo. In nome della sicurezza, spesso rinunciamo al desiderio. Al cambiamento. A una relazione sincera. Alla possibilità di essere davvero felici.

Il timore di danno è il parente educato della paura. Si maschera da buon senso, da razionalità, da responsabilità. Ma alla lunga ci rende più soli, più spenti, più distanti da noi stessi. È come vivere con il freno a mano tirato: si va avanti, ma si consuma tutto più in fretta.

Eppure, vivere è rischiare. Anche solo alzarsi dal letto ogni mattina comporta un rischio. Ma il rischio più grande è quello di non vivere davvero. Di restare immobili, mentre il mondo cambia. Di chiudere il cuore, per paura che qualcuno lo spezzi. Di non dire “ti voglio bene”, per paura che non sia ricambiato.

Liberarsi dal timore di danno non vuol dire essere sconsiderati. Vuol dire scegliere, ogni giorno, di non farsi governare dalla paura. Perché il danno peggiore, alla fine, è quello che ci facciamo da soli quando smettiamo di credere nella possibilità di cambiare.

E tu, a cosa stai rinunciando per paura di farti male?

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