Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il maestro di kabuki: dal 30 aprile nei cinema italiani il film che ha conquistato il Giappone

Il kabuki è un’arte governata dalla discendenza. L’arte passa dal padre al figlio, dal figlio al nipote. Chi nasce dentro quel sistema eredita un privilegio e una maledizione insieme: deve dimostrare ogni volta di meritare quello che ha ricevuto, e farlo davanti agli stessi occhi che l’hanno visto nascere.
Kokuho – Il maestro di kabuki — dal 30 aprile nei cinema italiani con Tucker Film, parte da qui. Adattamento del romanzo omonimo di Yoshida Shuichi, il film è diretto da Lee Sang-il, già autore di Hula Girls, e costruisce una storia che copre cinquant’anni di formazione, rivalità e sacrificio. Il giovane Kikuo, figlio di un boss della yakuza, viene notato durante un banchetto a Nagasaki mentre interpreta un ruolo femminile del repertorio kabuki. A riconoscerne il talento è l’attore Hanjiro Hanai, Ken Watanabe, che lo prende con sé dopo la morte del padre e lo porta a Osaka. Lì Kikuo cresce accanto a Shunsuke, figlio naturale di Hanjiro. Due ragazzi, le stesse radici formative, un solo posto disponibile nella storia.
La critica internazionale, che ha visto il film alla Quinzaine di Cannes, non ha nascosto l’entusiasmo.

Il film è stato candidato all’Oscar 2026 per il miglior trucco e risulta essere tra i maggiori campioni d’incassi del cinema giapponese recente. Lee Sang-il ha dichiarato nelle note di regia che il kabuki è un ecosistema chiuso in cui gli attori salgono sul palco con un destino predeterminato  e vi rimangono fino all’ultimo respiro.
Non è una metafora. È la struttura del film. E anche il suo problema, per chi la discendenza non ce l’ha.
L’anteprima italiana è stata al Far East Film Festival di Udine, con il regista in sala. Dal 30 aprile, la sala ordinaria.

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