Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il centro storico di Napoli sta perdendo i napoletani

Venite a vedere il naso di Pulcinella. Toccatevelo, scattatevi la foto, fate la storia su Instagram. Quella statua è stata piazzata nel 2012, dono dell’artista Lello Esposito. Nessun napoletano l’ha mai considerata fino a quando un influencer non ha inventato che toccarla porta fortuna. Adesso Via dei Tribunali è una processione continua di turisti in fila per un rito che non esiste. Il centro storico è diventato questo: tradizioni finte per gente di passaggio che crede a tutto purché sembri “autentico”.
Ma l’autenticità costa. E chi la paga non è chi viene a visitare, è chi ci abita.
Dieci anni fa, un appartamento in piazza Cavour si affittava per 350 euro al mese. Oggi ne costa 850. Via Nilo: da 750 a 1100 euro. Il raddoppio non è un’ipotesi, è scritto nei contratti. Chi lavorava vicino e viveva lì da sempre, ora non può più permetterselo. Le botteghe artigiane chiudono perché il proprietario ha fatto i conti: con Airbnb rende il triplo. I bassi diventano B&B. I vicoli si svuotano di notte e si riempiono di valigie di giorno.
A marzo 2025 i residenti sono scesi in piazza. Il motivo: la crisi abitativa. Le locazioni brevi hanno invaso il centro. In alcuni quartieri c’è un affitto turistico ogni tre case. Il Comune ha proposto un limite: 70% residenza, 30% turistico. Ma finché non diventa legge, i proprietari scelgono Airbnb. Rende di più, non dà rogne, si cambia ospite ogni due giorni. Nessun contratto, nessun inquilino che rompe, solo soldi che girano veloci.
Il paradosso è che i turisti vengono qui proprio per l’autenticità. Vogliono vedere i vicoli vivi, i murales, la gente che urla dai balconi, le pizzerie storiche, il Napoli che esiste davvero. Ma quando i napoletani se ne vanno, l’autenticità se ne va con loro. E restano le friggitorie tutte uguali, le catene internazionali, le pizzerie una dietro l’altra che vendono margherite a dodici euro. Su via Toledo, nel 2015 c’era un’attività di ristorazione ogni 46 metri. Nel 2023 ce n’erano nove. Una libreria storica è diventata una taverna per turisti che bevono spritz alle tre del pomeriggio.
Napoli è una delle poche città italiane dove ancora ci abitano i napoletani. Ma se un quartiere vivo è quello dove chi lo abita può restare, allora il centro storico sta morendo per espulsione: silenziosa, legale, redditizia.
Viene gente da tutto il mondo per toccare il naso di una statua che non significa niente. Intanto, chi qui ci è nato non può più permettersi di restarci. E questa è l’unica tradizione vera che stiamo costruendo: quella di vendere la città a chi non torna.​​​​​​​​​​​​​​​​

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