Meryl Streep dice che Miranda Priestly è il personaggio più antipatico che abbia mai interpretato. Lo dice con quella faccia da chi sa esattamente cosa sta facendo. E poi ci è tornata, vent’anni dopo, con meno capelli e più cattiveria.
Il problema è che una donna che non sorride quando non ne ha voglia, che sa cosa vuole e lo prende, la chiamiamo diavolo. Se fosse un uomo avrebbe una statua davanti alla redazione.
Vent’anni fa il titolo del film aveva già detto tutto, e nessuno ha alzato un sopracciglio. Il diavolo veste Prada. Non la direttrice, non la boss, non la genia. Il diavolo. Perché comandava una rivista di moda, pretendeva l’eccellenza, non si scusava dell’umore. Stessa roba che Kubrick faceva sul set e lo chiamavano visionario.
Miranda nel sequel ha perso potere. La rivista è solo digitale, viaggia in economy, prende l’Uber. Il mondo è andato avanti e lei arranca a stargli dietro. Ed è qui che il film diventa interessante senza volerlo essere: ci viene mostrata una donna che cade perché il mercato ha smesso di avere bisogno di lei. È un’altra cosa. È più brutale.
Streep ha detto che per costruire Miranda si è ispirata soprattutto a uomini. Perché il potere senza mediazione, senza ammorbidimento, senza quella costante richiesta di essere anche simpatica, anche accessibile, anche comprensiva — quel potere lì ha ancora la faccia di un uomo. Miranda lo indossa su un corpo di donna e diventa mostruosa.
Anne Hathaway, che in vent’anni è passata dall’assistente tremante alla giornalista affermata, la descrive come amabile. Lo dice con il sorriso di chi ha capito qualcosa che il pubblico ancora non vuole ammettere: che Andy ha imparato da Miranda tutto quello che sa. Che la sindrome di Stoccolma, quella battuta che Emily Blunt spara nel film, è più onesta di qualsiasi critica al personaggio. Ci siamo tutti innamorati di Miranda. E poi ci siamo vergognati di esserlo.
Il tour promozionale ha girato il mondo — Tokyo, Londra, New York. La premiere mondiale era già andata in scena il 20 aprile al Lincoln Center, con tutto il cast sul red carpet.
Quello che sappiamo è questo: Miranda Priestly torna più vecchia, più sola, più precaria. E noi la guardiamo ancora con gli stessi occhi del 2006. Chiamandola diavolo. Come se il problema fosse lei.
Miranda Priestly non è cattiva, è una donna che lavora
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