Miami, 1992. Gianni scende dal taxi e vede un’allucinazione. Mentre il mondo guarda a Parigi, lui punta il dito sulla sabbia e sul lino. Donatella glielo aveva sussurrato, lui lo ha urlato: Miami è il nuovo barocco. Compra Casa Casuarina, rade al suolo un hotel per fare spazio a un giardino e trasforma una villa degli anni Trenta in un tempio laico. Milioni di tessere di mosaico, oro a 24 carati e il respiro della Medusa che pietrifica i passanti da dietro il cancello.
Dicono che Miami Vice lo abbia ispirato? Errore. È Versace che ha vestito il mito. Prima ancora di abitarci, aveva già iniettato il suo DNA nelle vene della città: il lino sgualcito di Sonny Crockett, il rosa pastello sotto il sole elettrico, l’assenza di calze. Un lusso che sa di sudore e crimine. Gianni non ha costruito la diga per deviare la corrente.
Parigi, 1995. Prince fa tremare le pareti con un mixtape che resterà fantasma per vent’anni. In passerella sfila l’Oroton: metallo che si fa pelle, maglia d’oro che veste dee. È l’apice di un impero che non conosce la parola “troppo”.
15 luglio 1997. Il tempo si ferma sui gradini di marmo. Andrew Cunanan spara, ma colpisce solo l’uomo. Il mito della Medusa resta lì, immobile, a guardare l’oceano.



