Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

La musica di Greenwood per Anderson: sangue, battaglia e pianoforte

Jonny Greenwood e Paul Thomas Anderson. Di nuovo insieme. Come se fosse necessario, come se non potessero farne a meno. E forse è così.

La colonna sonora di “One Battle After Another” esce adesso, mentre il film è già nelle sale da ieri. E ti ritrovi lì, con Leonardo DiCaprio che fa l’ex-rivoluzionario che vive nascosto, paranoico, con la figlia che finisce nei guai. Sean Penn che interpreta un comandante militare pazzo. Roba grossa, roba che ti prende allo stomaco.

Greenwood ci va di pianoforte. Sobrio, asciutto. Ma poi apre, tira fuori gli archi, le percussioni. La tensione che sale, che ti morde. Quel suono lo riconosci subito: è lui, è sempre lui da “There Will Be Blood” in poi. Dal 2007. “The Master”, “Inherent Vice”, “Phantom Thread”, “Licorice Pizza”. Sempre lì, sempre a costruire mondi sonori per Anderson. Questa è la sesta volta.

Una nomination all’Oscar l’ha già presa. Potrebbe tornare a casa con altre, se il film funziona. E funzionerà. Lo senti nell’aria, lo leggi nelle facce di chi esce dal cinema. Il 97% dei critici su Rotten Tomatoes dice che è il suo film più divertente e più ricco di sempre.

I Radiohead dovevano stare fermi quest’anno, aveva detto Greenwood. Niente tour nel 2025. Poi cambia idea. Novembre. Europa e Regno Unito. Loro che tornano, sempre insieme.

“One Battle After Another” dura 162 minuti. Tre ore quasi. Ma vola via. Non te ne accorgi neanche. È ispirato a “Vineland” di Thomas Pynchon, ma Anderson l’ha fatto suo, l’ha stravolto, l’ha portato nel 2025 come fosse scritto ieri.

La colonna sonora è uscita ieri in digitale su Nonesuch. Diciotto tracce. London Contemporary Orchestra diretta da Hugh Brunt. Greenwood al pianoforte, alla chitarra, al basso, alle percussioni, all’ondes Martenot. Il CD e il vinile arrivano il 14 novembre.

Roger Ebert scrive che lo score è “bonkers”, pazzo. Un tasto del pianoforte che viene colpito, poi all’improvviso un gatto che corre sui tasti. Così descrive uno dei pezzi. È Greenwood. Lo riconosci sempre.

La musica di Greenwood te la senti dentro. Non devi essere un esperto. Devi solo ascoltare. E capire che quando questi due lavorano insieme succede qualcosa di speciale. Ogni volta. Da diciotto anni.

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