Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Miranda Priestly alla Fashion Week incontra… Anna Wintour

Al Metropol di viale Piave è successa una cosa che ti resta negli occhi come quando da bambina vedevi i fuochi d’artificio. Meryl Streep e Stanley Tucci sono arrivati alla sfilata di Dolce&Gabbana vestiti da Miranda Priestly e Nigel, quei personaggi del Diavolo Veste Prada che conosciamo a memoria.

Non era una cosa normale, capisci? Era come se i fantasmi del cinema fossero usciti dallo schermo per sedersi accanto a noi. Meryl con quel taglio di capelli che fa paura anche quando sorride, Stanley con quegli occhialini che sembrano specchi dell’anima. E tutti lì che applaudivano come se fosse naturale vedere la finzione camminare tra le sedie vere.

Poi è successo quello che doveva succedere: Anna Wintour, quella vera, si è trovata faccia a faccia con la sua versione cinematografica. Si sono abbracciate e per un momento non hai più capito chi fosse chi, dove finisse il vero e iniziasse il finto.

Perché sì, stanno girando Il Diavolo Veste Prada 2 proprio qui, proprio ora. Le riprese ufficiali sono programmate dall’8 al 16 ottobre, durante la Fashion Week, con duemila comparse cercate tra chi lavora davvero nella moda. Non figuranti qualunque: gente che respira questo mondo, che ha più di trent’anni e sa come si cammina su questi tacchi.

Le foto hanno invaso tutto, come sempre. La collezione? Sparita. Dolce&Gabbana? Chi se lo ricorda. Tutti a parlare di quel momento sospeso tra due mondi che si sono toccati senza rompersi. Milano si è trasformata in un gigantesco set cinematografico, tra le strade della moda e gli hotel storici, e noi a guardarla mentre si dipinge di celluloide.

Milano respira queste cose, le accoglie nel suo petto come una madre che non fa domande. Forse era tutto già scritto, forse questo incontro tra Miranda e Anna era destinato a succedere proprio qui, sulla nostra passerella. A me resta addosso quella sensazione strana di aver visto qualcosa che non doveva esistere, e invece c’era, pulsava, viveva. Come se la città stessa fosse diventata personaggio del film.

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