Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il santo 2.0

Il santo non sa di esserlo. Vive la sua vita senza pensarci, ma accanto a lui ti accorgi che c’è qualcosa di diverso.

Non ha aureole, non ha bisogno di sembrare migliore. È negli sguardi, nei lunghi silenzi che non ti mettono a disagio.

Dice quello che è giusto non quello che vuoi ascoltare, anche se non è comodo.

Lo riconosci nei gesti minimi: in chi ti ascolta senza interrompere, in chi ti dice la verità senza girarci attorno, in chi non ti chiede nulla eppure ti fa stare bene. Non lo vedi nei grandi discorsi, ma nella presenza che resta, nella serenità d’animo.

Il santo non è perfetto. È uno che sbaglia, che inciampa, che a volte si arrabbia. Ma dentro ha una misura che non perde. Ed è quella che ti fa fidare, che ti fa dire: con lui potrei restare per sempre, senza bisogno di chiedere niente.

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