Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il ragazzo che non avete mai visto

C’è una ragazza che ha visto Call Me by Your Name quattro volte al cinema. Che ha pianto a Hot Summer Nights. Che quando Chalamet è arrivato al Lido nel 2019 con quel completo argento di Haider Ackermann ha fatto screenshot e li ha salvati ancora oggi nel telefono. Quella ragazza — e sono milioni — non riesce a perdonargli Kylie Jenner. Dice che è finta. Di plastica. Che non è il suo tipo. Che la Jenner è un’altra cosa rispetto a lui, un altro mondo, un altro pianeta.

Ha torto.

Kylie Jenner è esattamente il suo tipo. Lo è sempre stata. Il problema è che nessuno ha mai guardato chi era Timothée Chalamet prima che il mondo decidesse chi doveva essere.

Hell’s Kitchen, Manhattan. Un palazzo di edilizia popolare per artisti dove è cresciuto anche Samuel L. Jackson. Un ragazzo che a quindici anni dipingeva controller Xbox e li postava su YouTube. Che rappava sulla professoressa di statistica col nome d’arte Lil Timmy Tim. Che ascoltava Kid Cudi in loop e sognava di fare il calciatore. Quel ragazzo non ha niente del manic pixie dream boy franco-americano che il cinema d’autore ha costruito dopo il 2017. Quel ragazzo è un New Yorker puro — hip-hop, basket, streetwear, videogiochi.

Call Me by Your Name è arrivato e ha fatto il resto. Il mondo ha proiettato su di lui Elio — sensibile, androgino, europeo, non minaccioso. E lui ha lasciato fare. Perché funzionava. Perché l’harness ai Golden Globes faceva parlare, perché le perle e i completi floreali lo tenevano sulla copertina di ogni rivista progressista d’America. Era diventato un simbolo — del maschio nuovo, del post-patriarcato, della mascolinità finalmente guarita. Peccato che quel simbolo non fosse mai stato del tutto lui.

Poi è arrivata Kylie.

E qui la storia si ribalta. Non perché lei lo abbia cambiato. Ma perché lei non si aspettava niente. Non legge i pezzi sulla soft masculinity. Non lo guarda come manifesto culturale. Non gli chiede di essere il rappresentante di nessuna causa. Lo guarda come un uomo — e in quel vuoto di aspettative, Timmy Tim è riaffiorato. I Timberland, il Chrome Hearts, le partite dei Knicks, il rap. Non è una deriva. È un ritorno.

La fan sfegatata che non riesce a perdonargli questa relazione non ha torto ad amare quella versione di lui. Aveva qualcosa di raro — quella fragilità visibile, quell’eleganza un po’ straniera. Era bello da guardare in quel modo lì.

Solo che non era tutta la storia.

Chalamet non l’ha tradita. È semplicemente tornato da qualche parte dove era già stato, prima che lei lo trovasse.

Ci fermiamo qui

On va s’arrêter là. Ci fermiamo qui. Secondo l’AFP,...

Amnesia Milano compie 24 anni, e festeggia con Adam Beyer

Via Gatto, angolo viale Forlanini. Un locale post-industriale che...

Inception: non ho capito niente

Dopo aver rivisto con piacere Interstellar ho provato a...

Gravity: tutta questa meraviglia, ma poi?

Visivamente Gravity è impressionante, su questo c'è poco da...

Santa Maradona, o di come essere vecchi a trent’anni

Eravamo a casa mia quasi tutte le sere. Playstation,...

Ultimi articoli

Categorie