Apre il David Bowie Centre for the Study of Performing Arts, dentro al V&A East Storehouse, il nuovo spazio del Victoria and Albert Museum a Hackney Wick progettato dallo studio Diller Scofidio + Renfro.
Ci sono più di 90.000 oggetti dall’archivio personale di Bowie: costumi di scena, strumenti, fotografie, manoscritti, appunti, lettere, materiali inediti. L’artista aveva iniziato a conservare tutto già negli anni Novanta, curando lui stesso il proprio archivio.
Il centro non è un museo tradizionale. È pensato come un archivio vivo. Con il servizio Order an Object i visitatori possono prenotare la visione di un pezzo specifico, accedendo a materiali che di solito restano chiusi. In mostra ci sono circa 200 oggetti alla volta, presentati in nove mini-display a rotazione.
L’apertura non si limita alla memoria. Sono previsti studi di ricerca, sale di lettura, laboratori, mostre temporanee. I primi curatori ospiti sono Nile Rodgers e il collettivo londinese The Last Dinner Party, chiamati a interpretare l’eredità bowiana con occhi diversi.
L’ingresso è gratuito, ma serve un biglietto con orario prestabilito. Una scelta precisa: rendere accessibile a tutti il mondo di un artista che ha attraversato mezzo secolo di musica e cultura popolare.
A quasi dieci anni dalla sua morte, Bowie torna a Londra con una casa nuova. Non un monumento freddo, ma un archivio che respira, pronto a parlare ancora.



