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Addio a Mario Vargas Llosa, che scriveva di libertà

Mario Vargas Llosa è morto il 13 aprile 2025, all’età di 89 anni, nella sua casa di Lima, circondato dalla famiglia . Con lui scompare una delle voci più influenti della letteratura mondiale, Premio Nobel per la Letteratura nel 2010, riconosciuto per la sua “cartografia delle strutture del potere e le sue immagini incisive della resistenza, rivolta e sconfitta dell’individuo” .

Nato ad Arequipa nel 1936, Vargas Llosa ha esordito con La città e i cani (1963), ispirato alla sua esperienza nell’accademia militare Leoncio Prado . Tra le sue opere più celebri: La casa verde, Conversazione nella Cattedrale, Pantaleón e le visitatrici, La zia Julia e lo scribacchino, La guerra della fine del mondo e La festa del caprone.

Nel 1990 si candidò alla presidenza del Perù con una coalizione di centro-destra, perdendo al ballottaggio contro Alberto Fujimori, che successivamente instaurò una dittatura . Deluso dalla politica peruviana, si trasferì in Spagna, ottenendo la cittadinanza nel 1993 .

Inizialmente vicino alla sinistra sudamericana, Vargas Llosa si è progressivamente avvicinato a posizioni liberali e conservatrici, sostenendo nel 2022 la candidatura di Jair Bolsonaro in Brasile, pur criticandone alcuni comportamenti . La sua amicizia con Gabriel García Márquez terminò bruscamente nel 1976, a seguito di divergenze politiche e personali .

Vargas Llosa lascia un’eredità letteraria e intellettuale di grande rilievo, caratterizzata da una costante esplorazione delle dinamiche del potere e della libertà individuale.

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