Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Recensione di: A parte te. Di Davide Auriemma

Ci sono romanzi che scelgono la misura bassa, quasi un tono di voce. A parte te è così: non forza la mano, non vuole commuovere a tutti i costi. Racconta vite ordinarie, con le loro crepe e malinconie, senza sconti né abbellimenti.

Napoli non fa da cornice: è presenza viva, inevitabile. Le strade del Vomero, i bar di quartiere, il traffico che inghiotte e restituisce, sono parte della trama quanto i personaggi. Tenerife è l’altrove che promette leggerezza ma che alla fine lascia solo domande in sospeso.

Simone e Ludovica sono veri perché imperfetti. Li immagini al bar, in Vespa, tra gli amici che parlano troppo. Non hanno nulla di epico: sono due ragazzi che inciampano, esitano, si perdono e si ritrovano. E forse proprio per questo restano impressi.

Il romanzo non offre soluzioni né morali. Ti lascia addosso il sapore delle assenze, delle occasioni che si consumano. Mostra l’amore per quello che è: fragile, mobile, capace di finire e insieme di restare.

A parte te lavora in silenzio, si insinua sotto pelle e non se ne va. E’ autentico, ed è proprio lì che trova la sua forza.

Consigliato a chi non cerca la favola, ma un libro che somiglia alla vita: imperfetto, malinconico, vero.

Ci fermiamo qui

On va s’arrêter là. Ci fermiamo qui. Secondo l’AFP,...

Amnesia Milano compie 24 anni, e festeggia con Adam Beyer

Via Gatto, angolo viale Forlanini. Un locale post-industriale che...

Inception: non ho capito niente

Dopo aver rivisto con piacere Interstellar ho provato a...

Gravity: tutta questa meraviglia, ma poi?

Visivamente Gravity è impressionante, su questo c'è poco da...

Santa Maradona, o di come essere vecchi a trent’anni

Eravamo a casa mia quasi tutte le sere. Playstation,...

Ultimi articoli

Categorie