Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

MRAK, il lato più oscuro di Carmine Conte

Carmine Conte nasce a Toronto, cresce in Italia e nel 2008 incontra Matteo Milleri a Milano, sui banchi della SAE Institute dove entrambi studiano ingegneria del suono. Da quell’incontro nascono i Tale of Us. Anni dopo, durante il lockdown, dal silenzio forzato del settore prende forma qualcosa di diverso: MRAK.

Il nome non è casuale. Karm è il soprannome con cui Carmine Conte è conosciuto nella scena. MRAK ne è la versione ribaltata, più oscura, più solitaria. Con questo alias, Conte si sposta in un territorio che i Tale of Us non abitano: meno narrazione di coppia, più visione individuale, più sospensione. In un’intervista a Numéro Netherlands, Conte lo ha definito un viaggio solitario verso l’ignoto, separandolo nettamente dal lavoro col duo, che considera invece una narrazione condivisa.

Il suo profilo nasce da una formazione solida e da un immaginario preciso in cui convivono techno, ambient e una scrittura cinematografica che punta all’emozione prima che all’impatto immediato. Nei suoi live ricorrono riferimenti visivi e sonori densi, quasi rituali: tecnologie di illuminazione futuristica, macchinari analogici, improvvisazione e sequenze digitali. Le influenze dichiarate includono Vangelis, Ennio Morricone, Alan Silvestri — compositori che trattano il suono come architettura emotiva, non come sottofondo.

La prima mondiale di MRAK avviene nel 2021 al MUTEK ES+AR di Barcellona, come live performance, prima ancora dell’uscita di qualsiasi disco. Il debutto discografico arriva pochi mesi dopo: One EP, pubblicato il 12 novembre 2021 su Afterlife. Tre tracce — Never Ends, Vacio e One — che costruiscono un’identità autonoma, riconoscibile, distinta dal suono del duo.

Il progetto funziona perché non si limita a replicare i canoni della melodic techno. Costruisce mondi con dinamiche più lente, avvolgenti, introspettive. All’Afterlife Festival di Barcellona al Circuit de Catalunya, nel giugno 2025, Afterlife ha diviso le due giornate tra le due identità del duo: Anyma il venerdì, MRAK il sabato.

Se il progetto di Matteo Milleri rappresenta il volto più esposto e digitale di quell’universo, MRAK ne è la controparte d’ombra: più raccolta, più densa, e proprio per questo più magnetica.

Anyma scala palchi sempre più grandi. Carmine Conte costruisce mondi che non hanno bisogno di farlo.

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