Giorgio Armani è morto oggi, 4 settembre 2025, all’età di 91 anni. Una notizia che pesa, perché Armani era diventato quasi un elemento naturale: c’era e basta.
Nato a Piacenza nel 1934, aveva iniziato studiando medicina, poi la vita lo portò altrove. Commesso alla Rinascente, disegnatore per Cerruti, fino all’azzardo del 1975: fondare un marchio con il proprio nome insieme a Sergio Galeotti, compagno di vita e di lavoro. Da lì non si è più fermato.
Armani ha rivoluzionato la moda senza clamore: togliendo imbottiture, lasciando scivolare i tessuti, trasformando il grigio e il beige in desiderio, inventando il blu che ancora oggi porta il suo nome. Ha vestito Hollywood (American Gigolò, Scorsese, DiCaprio), lo sport (le Olimpiadi, l’Olimpia Milano, il Napoli), la politica e le star dei red carpet. Ma soprattutto ha vestito milioni di persone comuni, che ogni mattina scelgono un abito con la sua firma senza sapere di indossare un pezzo di rivoluzione.
Negli ultimi anni aveva confessato la sua paura più grande: “Sparire senza danneggiare il mio lavoro, il nome che ho costruito e chi lo ha creato con me.” Oggi quella frase suona come un testamento.
Armani non c’è più, ma il suo modo di intendere la moda – asciutto, libero, umano – resterà cucito addosso al mondo.



