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Dopo le proteine, la fibra: benvenuti nell’ennesima ossessione alimentare che non vi salverà

Avete presente quella sensazione di déjà vu? Quella che vi assale quando aprite TikTok e scoprite che tutto quello che stavate mangiando era sbagliato, ma stavolta per motivi completamente diversi da ieri?

Succede di nuovo. Le proteine sono finite. Archiviate. Superate. Quei barattoloni di polvere color cemento, i polli tristi consumati senza piacere, le barrette che sapevano di cartone bagnato: tutto inutile. O meglio, tutto passato di moda, che nel mondo della nutrizione da social è più o meno la stessa cosa.

Ora è il turno delle fibre. Si chiama fibermaxxing e se non ne avete ancora sentito parlare, aspettate una settimana. La Generazione Z ha scoperto l’intestino. Non quello che fa male dopo una carbonara fatta male, ma quello che secondo i nuovi profeti digitali controlla tutto: pelle, umore, peso, probabilmente anche il destino.

I numeri sono quelli che piacciono alle aziende: il 52% dei consumatori vuole provare questa nuova tendenza, il 42% pensa che la scritta “alto contenuto di fibre” su una confezione significhi automaticamente salute. Sherry Frey, esperta di benessere presso NIQ, parla di “tempesta perfetta”. Ramon Laguarta di PepsiCo profetizza: “La fibra sarà la prossima proteina”. Persino il CEO di McDonald’s si è sbilanciato su Instagram per dire che nel 2026 le fibre “diventeranno importanti”. McDonald’s. Fibre. Instagram. Ci siamo capiti.

Il meccanismo è sempre lo stesso. Si individua una carenza reale, la si trasforma in panico, poi in trend, infine in scaffali di prodotti processati che promettono di risolvere tutto. Arrivano le bibite prebiotiche, le patatine arricchite, i popcorn con superpoteri. Aldi e Walmart preparano le loro linee a basso costo. Il mercato si muove, i contenuti si moltiplicano, e voi state lì a chiedervi se i fagioli che mangiavate da bambini fossero già fibermaxxing senza saperlo.

La parte che nessuno vuole sentire è quella che dice Paul Kriegler, dietista di Life Time: la maggior parte dei cibi che vi servono davvero non ha etichetta. Stanno nel reparto ortofrutta, costano poco, non hanno bisogno di influencer. “Mangia verdure della dimensione della tua testa ogni giorno”, suggerisce. È un consiglio che non diventerà virale. Non ha il ritmo giusto, non si presta a coreografie, non vende integratori.

Il punto non è se le fibre facciano bene. Fanno bene, certo. Il punto è che tra sei mesi ci sarà qualcos’altro. Un altro nutriente dimenticato, un’altra carenza trasformata in movimento, un altro esercito di creator pronti a spiegarvi come stavate vivendo male. E voi sarete ancora lì, nella corsia del supermercato, a leggere etichette.

Forse il problema non è mai stato cosa mangiamo. Forse è quanto ci fidiamo di chi ce lo racconta.

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