Fastobal scrive al femminile: perché il maschile non è l’unica voce possibile.

Il Grande Lebowski: un tappeto, un uomo, tutta l’America

Los Angeles, primi anni Novanta. Un uomo in accappatoio compra del latte al supermercato. Paga con un assegno da sessantanove centesimi.

Jeff Lebowski, Drugo per gli amici, che sono due, non vuole salvare il mondo, non vuole fare soldi, non vuole diventare qualcosa. Vuole il suo tappeto. Quello che due scagnozzi gli hanno pisciato sopra per sbaglio, cercando il suo omonimo miliardario per riscuotere un debito. Da questo errore banale, i fratelli Coen costruiscono una delle radiografie più precise che il cinema americano abbia mai fatto di se stesso.

Il Grande Lebowski esce nel 1998 e la critica lo accoglie con indifferenza. Troppo dispersivo, troppo stravagante, troppo niente. Poi succede quello che succede ai film che durano: le persone ci tornano sopra. Ci tornano una volta, poi un’altra, poi cominciano a portarsi dietro le frasi. “Questo non è il Vietnam. È il bowling. Ci sono delle regole.” Walter Sobchak, John Goodman, il personaggio più rumoroso e più commovente del film, dice questa cosa con una serietà totale. Ed è esattamente lì che sta il trucco dei Coen: nessuno nel film sa di essere nel film sbagliato. Tutti agiscono come se il loro genere avesse senso. Il noir, il musical lisergico, la commedia fisica, il western da saloon. Convivono senza spiegarsi.

Il bowling è lo spazio ideale di una geometria poetica che alberga una popolazione di perdenti, quasi tutti panciuti. E il film gira su se stesso come le bocce sul parquet. Tutto ruota, niente va da nessuna parte e questa è la forma, non il difetto.

Drugo non cresce. Non impara. Non cambia. Alla fine del film è seduto allo stesso posto, con lo stesso Caucasian in mano, e lo Straniero con i baffi da cowboy chiude la storia come l’aveva aperta. Eppure qualcosa è cambiato per chi guarda. Perché Drugo è una figura di resistenza passiva in un paese che premia solo l’ambizione. È la Los Angeles che non vince. È la California che non finisce su nessuna rivista. È la guerra del Golfo in sottofondo mentre un uomo litiga per un tappeto.

Drugo è un tizio. L’uomo giusto nel posto giusto. E il posto giusto è il divano.

Il Grande Lebowski si rivede perché ogni volta che ci torni sei cambiato tu, non lui.

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