Stanotte al Beverly Hilton è successo quello che doveva succedere. Paul Thomas Anderson ha portato a casa due statuette per Una battaglia dopo l’altra: regia e sceneggiatura. Il film ha vinto anche come Miglior Musical o Commedia. Anderson è salito sul palco, ha ringraziato Nina Simone e Thomas Pynchon, ed è sceso. Niente discorsi lunghi. Niente retorica. Come sempre.
Ma il momento che ha fermato la sala è arrivato dal Brasile. Wagner Moura ha vinto come Miglior Attore Drammatico per L’agente segreto. Prima volta per un attore brasiliano in quella categoria. Lo stesso film ha portato a casa anche il premio per il Miglior Film in Lingua Straniera. Doppietta pulita. Moura ha parlato di memoria, di trauma generazionale, di valori che si trasmettono come le ferite. Voce rotta, sguardo fisso, sala in silenzio.
Hamnet di Chloé Zhao ha vinto come Miglior Film Drammatico. Ha battuto Sinners, che invece si è preso il Cinematic and Box Office Achievement. Successo commerciale contro forma. Pubblico contro critica. Due film, due premi diversi.
Sul palco sono saliti anche Timothée Chalamet (Marty Supreme, Miglior Attore Musical/Commedia), Jessie Buckley (Hamnet, Miglior Attrice Drammatica), Rose Byrne (If I Had Legs I’d Kick You, Miglior Attrice Musical/Commedia). Byrne ha spiegato che il compagno Bobby Cannavale non c’era perché stava a una fiera di rettili nel New Jersey per comprare un drago barbuto. La sala ha riso. Lei ha ringraziato e ha detto che il film è costato “8 dollari e 50”.
In televisione ha dominato Adolescence. Quattro premi: Miglior Miniserie, Stephen Graham come protagonista, Owen Cooper e Erin Doherty come non protagonisti. The Pitt ha vinto come Miglior Serie Drammatica e Noah Wyle come attore protagonista. Seth Rogen ha portato a casa la statuetta per The Studio. Jean Smart continua a vincere con Hacks. Rhea Seehorn, finalmente premiata dopo anni di nomination mancate ai tempi di Better Call Saul, ha vinto per Pluribus. Ha detto che si era dimenticata di prendere i beta-bloccanti. Mani che tremavano, voce incerta, gratitudine vera.
Nikki Glaser ha condotto per il secondo anno consecutivo. Tono tagliente, battute senza rete. Ha funzionato perché non ha cercato di piacere a tutti. Nel finale è salita con un cappello dei Spinal Tap, omaggio a Rob Reiner morto il mese scorso.
Prima volta che viene assegnato il premio per Miglior Podcast: lo ha vinto Amy Poehler per Good Hang. Ricky Gervais ha portato a casa il premio per lo stand-up con Mortality. Non era presente. Wanda Sykes ha ritirato per lui e lo ha fatto ringraziare Dio e la comunità trans. Risate nervose in sala.
KPop Demon Hunters ha vinto sia come Miglior Film d’Animazione che per la Miglior Canzone (“Golden”). EJAE, una delle cantanti, ha raccontato di aver lavorato dieci anni per diventare un’idol K-pop. È stata rifiutata. Ora ha vinto un Golden Globe.



